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Cosa nostra scopre gli “sms”

Allarme dei magistrati: poche strutture per intercettarli. Dalle più recenti indagini di mafia emerge che i boss si muovono agevolmente tra gli ultimi ritrovati della tecnologia, dalla posta elettronica fino alle comunicazioni con i cellulari di generazione wap. La legge non obbliga le varie compagnie telefoniche a fornire agli investigatori i servizi adeguati. Difficoltà non indifferenti sono state segnalate dal procuratore anche solo per mettere sotto controllo una linea - I diversi gestori delle reti di telefonia mobile non sono attrezzati per rispondere alle esigenze investigative

Repubblica - 15 dicembre 2000 - di Enrico Bellavia - Salvo Palazzolo

Sms e posta elettronica. Tra buchi normativi e budget limitati delle indagini i boss hanno scoperto quanto sicuri possano essere i nuovi sistemi di comunicazione. Così, dopo le tradizionali «palombelle», i bigliettini consegnati a mano tanto cari a Bernardo Provenzano, le procure antimafia di Palermo e Messina si sono imbattute in strane intercettazioni: quando i discorsi si fanno delicati, o c’è da dare un appuntamento, si preferisce usare gli short message del Gsm, o la posta elettronica. In teoria, gli ormai famosi messaggi di testo sono intercettabili: basterebbe una semplice…

La caccia elettronica ai soldi dei colombiani

Repubblica - 5 dicembre 2000 - di Enrico Bellavia - Salvo Palazzolo

La caccia elettronica agli ultimi riciclatori in cui si è imbattuta la Procura di Palermo è iniziata davanti ad un hamburger. C’è sempre un momento in cui i soldi sporchi devono essere consegnati. Poi, da una banca all’altra, si possono spostare restando comodamente seduti in poltrona con una email, un sms o il vecchio fax. Sistemi sicuri. Ma perché la catena si avvii, quei soldi devono comunque essere consegnati: venne il giorno, un afoso pomeriggio d’agosto, che l’insospettabile cittadino colombiano Alfreto Becerra Barrera, presunto referente del cartello della droga di…

Truffa telematica, Dda Palermo: Servono più controlli

Ansa - 3 ottobre 2000 - di Redazione

PALERMO - La Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo si è occupata di diverse inchieste sul riciclaggio di denaro sporco e sulle truffe ai danni degli istituti di credito che sono state messe a segno grazie all'utilizzo delle più moderne e sofisticate tecniche informatiche. Le operazioni bancarie, attraverso un Pc e un modem, sono sempre state rese possibili grazie all'utilizzo delle password di cui l'organizzazione era entrata in possesso. ''In diverse occasioni - dice il sostituto della dda di Palermo Maurizio De Lucia - ci siamo imbattuti in inchieste di questo…

STUPEFACENTI: SEI ARRESTI A MESSINA PER SPACCIO COCAINA

Ansa - 19 luglio 2000 - di Redazione

MESSINA - I presunti componenti di una organizzazione che spacciava cocaina a Messina sono stati arrestati questa mattina dai carabinieri. Sono sette i provvedimenti emessi dal gip su richiesta dei sostituti Vito Di Giorgio e Salvatore Laganà. In carcere sono finite tre donne, le sorelle Bruna e Santina Aspri, di 43 e 45 anni e Maria Rosaria Presti, di 44. Ed ancora il dentista Salvatore Severo, di 42 anni, Letterio Gentiluomo, di 44 e Carmelo Princiotta, di 40, di Messina. Uno solo è sfuggito all'arresto ed è ricercato dai militari.…

Le linee bollenti di Siino tra mafia, affari e corse

Nuova inchiesta sul traffico telefonico delle 16 utenze del "ministro dei lavori pubblici" di Cosa nostra

Repubblica - 21 aprile 2000 - di Salvo Palazzolo

Il nuovo ciclone giudiziario viaggia lungo i cavi telefonici e le antenne dei cellulari. La Procura di Palermo ha deciso di giocare una carta che ritiene decisiva per molti processi su mafia, politica e appalti: il mega rapporto sui tabulati delle telefonate fatte da Angelo Siino, il ministro dei lavori pubblici di Cosa nostra, fra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta.   Ben 67.116 conversazioni che sono destinate a mettere molti in imbarazzo, altri sotto accusa. Erano sedici i telefoni che Angelo Siino utilizzava per gli…

Mazzata alla mafia di San Lorenzo. Due ergastoli e altre sei condanne

Giornale di Sicilia - 22 marzo 2000 - di Riccardo Arena

Dopo l'annullamento da parte del Tribunale del Riesame di Palermo dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di diversi indagati (fra i quali il giovane boss Lo Piccolo Sandro, da allora latitante), il Pubblico Ministero della Procura Distrettuale Antimafia di Palermo ha conferito al dr. Gioacchino Genchi un articolato incarico di consulenza volto all'elaborazione ed all'analisi dei dati di traffico telefonici ed alla ricostruzione dei rapporti fra gli indagati, con particolare riguardo alle dinamiche dei frangenti omicidiari oggetto delle imputazioni. Dopo il deposito della relazione, nel corso di diverse…

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