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Telefonate, via l’incarico al perito di de Magistris

Interrogato a Roma il supertestimone, l’ex assessore Tursi Prato

Corriere della Sera - 1 novembre 2007 - di Carlo Vulpio

CATANZARO — E tre. Avocata l’inchiesta Why not (dal procuratore generale reggente, Dolcino Favi), trasferito (dal comando generale dell’Arma) il capitano dei carabinieri Pasquale Zacheo, «archivio vivente» di Toghe lucane, adesso tocca a Gioacchino Genchi, il «superconsulente informatico» nominato dal pm Luigi de Magistris, al quale è stato revocato l’incarico (sempre dal reggente Favi).

Genchi è «l’uomo delle telefonate», non solo di Prodi e Mastella, ma anche degli altri indagati di Why not. La sua attività, negli ultimi tempi, è stata al centro di polemiche roventi, al punto che Mastella ha definito Genchi «un mascalzone». Ma il motivo della revoca dell’incarico a Genchi è tutt’ora ignoto. Come per l’avocazione dell’inchiesta Why not, Favi ha agito e basta. Le spiegazioni dopo, forse.

Dunque, vediamo: se Zacheo era considerato il «braccio destro» di de Magistris, Genchi ne era quanto meno il «braccio sinistro». Al pm di Catanzaro sono rimaste le gambe e una testa pensante, ma procedere senza braccia, dopo essere stati privati di due inchieste, e nello stesso tempo doversi difendere davanti a Csm, Procura generale della Cassazione e Procura di Salerno è una sfida impari per chiunque. In cui spicca, diciamo così, l’attivismo di Dolcino Favi. Il quale, forse per assecondare il capo dello Stato, che vuole che le inchieste procedano spedite, ha avocato Why not il giorno dopo la nomina del procuratore generale effettivo (e per questo è stato convocato dal Csm). E poi, per «licenziare» Genchi, non ha ritenuto di attendere l’esito del ricorso contro l’avocazione presentato da de Magistris. Per Giacomo Mancini (Partito socialista) e Antonio Borghesi (IdV) ce n’è abbastanza perché intervenga il presidente Napolitano. Mancini parla di «scientifica determinazione con cui sono stati allontanati dal loro lavoro i più stretti collaboratori del pm de Magistris» e si chiede se «in Italia la legge sia ancora uguale per tutti».

Sarcastico invece Genchi, che ringrazia Dolcino Favi per averlo tratto «d’impiccio». Il termine, dice, è da intendersi come «affare imbrogliato». «Finalmente tornerò a dormire tranquillo – continua Genchi -. Devolverò in favore dei figli delle vittime dei poliziotti della stragi di Capaci e di Via d’Amelio (vicende di cui Genchi è stato consulente, ndr) l’intero compenso per il lavoro di questi mesi». Intanto, ieri, la Procura di Roma ha interrogato per alcune ore l’ultimo «supertestimone» di Why not, l’ex assessore regionale socialista calabrese Pino Tursi Prato. Che sta scontando una pena di sei anni per voto di scambio e concussione e che nelle precedenti deposizioni aveva parlato a lungo di Saladino, Mastella, Prodi, Loiero, Adamo, Cesa, Galati e altri ancora.

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