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MAFIA: CONSULENTE PM, BOSS USARONO TELEFONO PRESIDENTE CLUB FI

Ansa - 9 marzo 2001 - di Redazione

PALERMO - Alcuni boss della cosca mafiosa di Misilmeri avrebbero utilizzato fra il '93 ed il '94 il telefonino di Giovanni La Lia, 37 anni, allora presidente del club Forza Italia di Misilmeri. Il dato è emerso oggi nel corso del processo ai presunti affiliati a Cosa nostra che si svolge davanti ai giudici della corte d'assise. La vicenda è stata ricostruita dal consulente dell'accusa, il vice questore Gioacchino Genchi, che ha deposto in aula. Rispondendo alle domande del pm Michele Prestipino, Genchi ha precisato che il cellulare intestato a…

Processo Mannino: Di Pisa, GdF mi parlò di una telefonata

Ansa - 9 gennaio 2001 - di Redazione

PALERMO - Una tangente che sarebbe stata destinata nel 1987 a Calogero Mannino, l'ex ministro DC sotto processo per concorso in associazione mafiosa, sarebbe stata scoperta dalla Guardia di Finanza. Se ne accennò in una telefonata intercettata durante indagini sulla Sitas, la struttura alberghiera di Sciacca (Agrigento). L'ha detto oggi in tribunale il sostituto procuratore generale Alberto Di Pisa, deponendo come teste nel processo. Il magistrato, rispondendo alle domande del pm Teresa Principato, ha spiegato che gliene riferirono due ufficiali della Guardia di Finanza, i quali aggiunsero che la procura,…

Cosa nostra scopre gli “sms”

Allarme dei magistrati: poche strutture per intercettarli. Dalle più recenti indagini di mafia emerge che i boss si muovono agevolmente tra gli ultimi ritrovati della tecnologia, dalla posta elettronica fino alle comunicazioni con i cellulari di generazione wap. La legge non obbliga le varie compagnie telefoniche a fornire agli investigatori i servizi adeguati. Difficoltà non indifferenti sono state segnalate dal procuratore anche solo per mettere sotto controllo una linea - I diversi gestori delle reti di telefonia mobile non sono attrezzati per rispondere alle esigenze investigative

Repubblica - 15 dicembre 2000 - di Enrico Bellavia - Salvo Palazzolo

Sms e posta elettronica. Tra buchi normativi e budget limitati delle indagini i boss hanno scoperto quanto sicuri possano essere i nuovi sistemi di comunicazione. Così, dopo le tradizionali «palombelle», i bigliettini consegnati a mano tanto cari a Bernardo Provenzano, le procure antimafia di Palermo e Messina si sono imbattute in strane intercettazioni: quando i discorsi si fanno delicati, o c’è da dare un appuntamento, si preferisce usare gli short message del Gsm, o la posta elettronica. In teoria, gli ormai famosi messaggi di testo sono intercettabili: basterebbe una semplice…

La caccia elettronica ai soldi dei colombiani

Repubblica - 5 dicembre 2000 - di Enrico Bellavia - Salvo Palazzolo

La caccia elettronica agli ultimi riciclatori in cui si è imbattuta la Procura di Palermo è iniziata davanti ad un hamburger. C’è sempre un momento in cui i soldi sporchi devono essere consegnati. Poi, da una banca all’altra, si possono spostare restando comodamente seduti in poltrona con una email, un sms o il vecchio fax. Sistemi sicuri. Ma perché la catena si avvii, quei soldi devono comunque essere consegnati: venne il giorno, un afoso pomeriggio d’agosto, che l’insospettabile cittadino colombiano Alfreto Becerra Barrera, presunto referente del cartello della droga di…

Truffa telematica, Dda Palermo: Servono più controlli

Ansa - 3 ottobre 2000 - di Redazione

PALERMO - La Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo si è occupata di diverse inchieste sul riciclaggio di denaro sporco e sulle truffe ai danni degli istituti di credito che sono state messe a segno grazie all'utilizzo delle più moderne e sofisticate tecniche informatiche. Le operazioni bancarie, attraverso un Pc e un modem, sono sempre state rese possibili grazie all'utilizzo delle password di cui l'organizzazione era entrata in possesso. ''In diverse occasioni - dice il sostituto della dda di Palermo Maurizio De Lucia - ci siamo imbattuti in inchieste di questo…

STUPEFACENTI: SEI ARRESTI A MESSINA PER SPACCIO COCAINA

Ansa - 19 luglio 2000 - di Redazione

MESSINA - I presunti componenti di una organizzazione che spacciava cocaina a Messina sono stati arrestati questa mattina dai carabinieri. Sono sette i provvedimenti emessi dal gip su richiesta dei sostituti Vito Di Giorgio e Salvatore Laganà. In carcere sono finite tre donne, le sorelle Bruna e Santina Aspri, di 43 e 45 anni e Maria Rosaria Presti, di 44. Ed ancora il dentista Salvatore Severo, di 42 anni, Letterio Gentiluomo, di 44 e Carmelo Princiotta, di 40, di Messina. Uno solo è sfuggito all'arresto ed è ricercato dai militari.…

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