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Fuga di notizie e metodi d’indagine, la «guerra di Catanzaro»

Nel voluminoso rapporto di 671 pagine anche le intercettazioni «involontarie» del parlamentare Pittelli

Corriere della Sera - 31 ottobre 2007 - di Giovanni Bianconi

ROMA — «Con non poco disagio e con altrettanto imbarazzo, il consulente è costretto a dover raccogliere l’invito del pubblico ministero, anticipando in modo sintetico le risultanze che, oltre all’avv. Giancarlo Pittelli, portano ad individuare nella persona del procuratore capo della Repubblica di Catanzaro, dr. Mariano Lombardi, il probabile e principale autore della fuga di notizie sull’indagine Poseidone».

A pagina 50 del lungo elaborato, ecco uno dei passaggi chiave della relazione del perito Gioacchino Genchi intorno alla quale ruota la «guerra di Catanzaro», lo scontro fra toghe (e fra toghe e politici) approdato a diverse Procure, al Consiglio superiore della magistratura, al ministero della Giustizia, alla Corte di Cassazione e finanche al Quirinale.

Le 671 pagine redatte da Genchi, poliziotto in aspettativa e consulente di decine e decine di indagini in corso in tutta Italia, arriveranno presto anche al Csm, dopo che nella sua audizione di lunedì il pm de Magistris vi ha fatto più volte riferimento per spiegare i suoi sospetti e le sue mosse contestate.

Nel maggio 2005 una perquisizione ordinata da de Magistris, nell’ambito dell’inchiesta chiamata Poseidone, fu anticipata da qualcuno agli indagati, e il «bottino» raccolto dagli investigatori fu poca cosa. «La mattina di martedì 10 maggio 2005 — scrive Genchi — il sostituto de Magistris ha informato il procuratore delle iniziative che si accingeva a intraprendere… In occasione del colloquio il sostituto avrebbe consegnato al suo capo la copia dei decreti di perquisizione. È da quel momento che pare avere avuto inizio la fuga di notizie… Il tramite della carambola informativa tra i vertici degli uffici giudiziari e gli indagati sarebbe stato proprio l’avv. Giancarlo Pittelli, su cui paiono convergere, in modo univoco, gli elementi indiziari scaturiti dalla consulenza».

Dal lavoro di Genchi emerge un intreccio di contatti telefonici che portano il perito a quelle conclusioni. Fra questi, i numerosi colloqui (non intercettati) tra Lombardi e Pittelli tra il 10 e il 16 maggio 2005, un presunto loro incontro, e una conversazione (registrata) tra Pittelli e suo cugino, l’imprenditore Benedetto Arcuri, «legato a doppia mandata al presidente della Regione Agazio Loiero». I due parlano al telefono il 17 maggio, a perquisizioni avvenute, e Pittelli dice: «O hanno talmente materiale da fare spavento… tipo che ti so dire… intercettazioni… eccetera… Ofanno veramente una figura allucinante». Arcuri ribatte: «Di merda! Ma il fatto che quello là era… Il capo di tutti lo prevedeva che poteva esserci questo». Pittelli chiede: «Chi?», e Arcuri: «Il capo… quello che ha parlato con te!… Che era venuto da te!… Il capo!».

Commento di Genchi: «Come si evince in modo inequivocabile, il riferimento al procuratore capo della Repubblica di Catanzaro è evidente…». Più avanti e in base ad altre risultanze, il consulente scrive di un «possibile assoggettamento del dr. Mariano Lombardi, e molto verosimilmente di altri magistrati di Catanzaro, a quello che pare essere l’unico e vero protagonista della fuga di notizie, l’avv. Giancarlo Pittelli».

Ma al di là del merito di simili considerazioni (Pittelli sostiene che il riferimento al «capo» non riguarda Lombardi bensì l’ex presidente della Regione Chiaravalloti, e che i suoi contatti telefonici con Lombardi erano per la difesa del procuratore che lui doveva sostenere in Cassazione, contro un procedimento disciplinare) c’è qualche altro problema: l’avvocato Pittelli è anche un senatore di Forza Italia, all’epoca dei fatti deputato, protetto dall’immunità parlamentare che copre i suoi contatti telefonici. E le indagini sui magistrati di Catanzaro deve svolgerle un’altra Procura, mentre la relazione indirizzata a de Magistris si dilunga sui contatti telefonici di Lombardi; tanto che ora è finita a Salerno.

Lo stesso perito spiega nell’elaborato che il numero telefonico di Pittelli è emerso casualmente da un’altra indagine su un duplice omicidio (probabilmente per il suo ruolo di avvocato penalista): «Ci siamo accorti che a utilizzare quella utenza era un deputato in carica solo dopo l’acquisizione e lo sviluppo dei tabulati». Acquisizione «involontaria», dunque, e «nella più assoluta e totale buona fede».

Naturalmente il senatore Pittelli la pensa al contrario, e ha già presentato svariate denunce contro Genchi e de Magistris. Così la relazione che ora finirà al Csm diventa il paradigma delle indagini contestate e della «guerra di Catanzaro», poiché svela gli indizi e i sospetti raccolti da de Magistris ma contiene pure gli elementi che alimentano le contestazioni sui metodi d’indagine suoi e dei suoi collaboratori.

 

Indagini e accuse

LA PERIZIA

Il perito Gioacchino Genchi ha redatto, su incarico di de Magistris, un dossier sulle fughe di notizie nell’ambito dell’inchiesta «Poseidone»

I RISULTATI

Nel rapporto, che finirà al Csm, vengono individuati come probabili responsabili il procuratore capo Mariano Lombardi e l’avvocato Giancarlo Pittelli

 

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