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FAMIGLIA STERMINATA: TUTTE LE TRACCE LASCIATE DAI TELEFONINI

L'ANALISI DETTAGLIATA DEL CONSULENTE DELLA PROCURA

Ansa - 30 marzo 2006 - di Redazione

CATANZARO - Le tracce dei telefonini cellulari non lasciano scampo e così è andata anche per la strage di Caraffa. I killer hanno sottratto cellulari a due degli uccisi, Giuseppina Pane e il figlio Eugenio, e in quei cellulari, probabilmente, c'erano pure le tracce delle chiamate e degli sms compromettenti, per tendere l'agguato. Con quei cellulari è stata inscenata la pantomima dell'improvvisa partenza per Torino di tutta la famiglia, con telefonate e sms a parenti e conoscenti. I killer hanno però commesso gravissimi errori. Confidavano molto sulle loro risorse e…

Strage di Caraffa, fermato nipote lo accusano le tracce telefoniche

A Claudio Tomaino contestato l'omicidio plurimo. Quel mattino un appuntamento con le vittime - I killer presero i cellulari dei morti inviando sms per depistare

Repubblica - 30 marzo 2006 - di Francesco Viviano

CATANZARO - «Si è vero, quella mattina avevo un appuntamento con mio zio Camillo a Caraffa, era un appuntamento importante che avrebbe cambiato la sua vita». Così ha raccontato a polizia e carabinieri Claudio Tomaino, arrestato per omicidio plurimo volontario ieri pomeriggio dai carabinieri. Tomaino è nipote di Camillo Pane, ucciso lunedì scorso nelle campagne di Caraffa, a pochi chilometri da Catanzaro, assieme alla moglie Giuseppina ed ai figli Maria ed Eugenio, assassinati con colpi di pistola l'ultimo dei quali sparato alla testa. Ma la sua versione non convince, perché…

«La mia sfida col computer alla mafia e al terrorismo»

Superesperto delle intercettazioni, Gioacchino Genchi studia i segreti delle più intricate indagini

Il Messaggero - 14 dicembre 2005 - di Massimo Martinelli

PALERMO - La sua battaglia la combatte con una risata. Irriverente e provocatoria. Registrata sulla segreteria telefonica alla fine di una frase in siciliano stretto, da caricatura mafiosa. Perché Gioacchino Genchi, superesperto informatico della procure di mezza Italia, l'ha capito da un pezzo che Cosa Nostra è meglio combatterla così. Almeno da quando scoprì che dietro le stragi di Capaci e di via D'Amelio c'erano tracce che portavano lontano, fuori dalla Sicilia, vicinissimo ai poteri forti del Paese, forse non solo del nostro. E oggi dice: «Dopo vent'anni ho capito…

DRIN, DRIN. QUI PARLA FORTUGNO

Altro che un semplice medico! Giuseppe Pansera, che aveva avuto con l’ultima vittima della ’ndrangheta numerosi contatti telefonici, è un pluripregiudicato, affiliato della famiglia Morabito fin dagli anni 90. E con il gusto della violenza

News - 2 novembre 2005 - di Eodardo Montolli. Ha collaborato Alessandra Serio

C’è una partita di 5 chili di eroina nella scalata al vertice della ’ndrangheta di Giuseppe Pansera, medico dell’ospedale di Melito Porto Salvo, risultato più volte in contatto con Francesco Fortugno, il vicepresidente della Regione Calabria ucciso domenica 16 ottobre, a Locri, all’uscita dal seggio per le primarie del centrosinistra. Una partita che lo avrebbe portato in carcere già sei anni fa e che invece, per uno scambio di persona, gli ha permesso di rimanere latitante fino al 18 febbraio 2004. Il giallo risale al tempo in cui la droga…

Un delitto dietro i 48 telefonini del boss

Mafia e politica, spunta una pista inquietante sulla morte di un giovane commerciante

Il Messaggero - 28 ottobre 2005 - di Rita Di Gioacchino

REGGIO CALABRIA - I delitti di mafia sono come scatole a incastro o, se preferite, matrijoske: ne apri uno e dentro ce n’è un altro. L’omicidio Fortugno è un omicidio di livello e ha riportato l’attenzione su una Calabria assediata dalle cosche. Ma in questa terra sono tanti i morti ammazzati di cui nessuno parla. Un’ammazzatina non fa notizia. Prendiamo la storia di Gianluca Congiusta, un ragazzo di 32 anni, commerciante. Fino a pochi mesi fa era il proprietario di un bel negozio, Diler, specializzato nella vendita di telefonini, dvd,…

Cinquanta cellulari e trecento schede così il boss sfuggì per anni ai controlli

Solo nel ’97 Pansera si dotò di un telefonino intestato a suo nome. E fu con quello che chiamò Fortugno

Repubblica - 26 ottobre 2005 - di Attilio Bolzoni

REGGIO CALABRIA - Ne aveva 48 di cellulari a disposizione e di schede telefoniche almeno 300. Tutte intestate a prestanome, tutte fantasma. Una ufficialmente era in uso a una vecchietta, una zia della famiglia Morabito che in pochi mesi aveva fatto tre volte il giro dell'Italia. Prima da sud verso nord e poi al contrario da nord verso sud. Quando si è accorto che i poliziotti gli stavano addosso, quando ha capito che l' indagine lo stringeva in un cerchio, Giuseppe Pansera è entrato in un negozio di telefonia a…

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