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Un delitto dietro i 48 telefonini del boss

Mafia e politica, spunta una pista inquietante sulla morte di un giovane commerciante

Il Messaggero - 28 ottobre 2005 - di Rita Di Gioacchino

Screenshot 2019-04-11 22.59.42REGGIO CALABRIA – I delitti di mafia sono come scatole a incastro o, se preferite, matrijoske: ne apri uno e dentro ce n’è un altro. L’omicidio Fortugno è un omicidio di livello e ha riportato l’attenzione su una Calabria assediata dalle cosche. Ma in questa terra sono tanti i morti ammazzati di cui nessuno parla. Un’ammazzatina non fa notizia. Prendiamo la storia di Gianluca Congiusta, un ragazzo di 32 anni, commerciante. Fino a pochi mesi fa era il proprietario di un bel negozio, Diler, specializzato nella vendita di telefonini, dvd, e altro materiale elettronico. D’estate gestiva con la sorella un analogo esercizio a Gioiosa Ionica. La mattina del 24 maggio è uscito di casa per andare al lavoro e non è più tornato.A mezzanotte il suo corpo è stato ritrovato in una strada di campagna, con un colpo al petto e l’altro alla testa. Perché è stato ucciso Gianluca e in quel modo? Era un bravo ragazzo, sportivo, impegnato in attività culturali nella Locride, proprio la zona dove viveva Fortugno.

Due settimane fa la madre, Donatella Catalano, si è recata a“Chi l’ha visto”, la trasmissione di Federica Sciarelli, per lanciare un appello: chi sa parli. «Gianluca è uscito di casa presto – ha detto la donna – mi sembrava nervoso, non ci ho fatto caso». Gianluca vendeva telefonini, è pericoloso vendere telefonini? In Calabria sì. Sfogliando quei tabulati telefonici di cui si è tanto parlato in questi giorni, perché vi comparivano anche i numeri di telefono del consigliere regionale assassinato a Palazzo Nieddu, scopriamo che il nome di Congiusta ricorre più volte. Gianluca non telefonava, vendeva telefoni: in particolare ne ha venduti 48, su un milione e mezzo di utenze intercettate nell’ambito dell’inchiesta sul traffico di cocaina che pochi giorni fa ha portato all’arresto di 40 persone. Tra questi anche anche il medico boss Giuseppe Pansera proprio quello con il quale Fortugno aveva scambiato una dozzina di telefonate, finito in carcere con u’ Tiradritto il 18 febbraio 2004. Quei 48 cellulari, stando alla perizia di Gioacchino Genchi, erano in uso proprio a lui, al genero del capoclan Giuseppe Morabito. Tra il 1999 e il 2001 Pansera, mentre era responsabile della Asl di Melito Porto Salvo, per timore delle intercettazioni cambiava in continuazione telefonini, intestandoli a prestanomi, persone decedute. Ebbene, tutti quei cellulari li aveva comprati, o fatti comprare, nel negozio Diler di Siderno. Uno soltanto era intestato a suo nomee da lì sono partite le telefonate a Fortugno, non c’era dunque nessun segreto da coprire. Ma Gianluca è stato ammazzato e nessuno sa perché. Se non che quelle intercettazioni, fatte sui telefoni usciti dal suo negozio, sono state fondamentali per risalire ai traffici della cosca, alle sue relazioni di affari e di potere, ai suoi rapporti con Enzo Cafari, che in un modo o nell’altro portavano al Viminale. Il problema era come si fosse riusciti a collegare quelle utenze, intestate a sconosciuti, al legittimo proprietario, cioè Pansera. Negli atti si parla di un’informativa dei servizi, i quali non sono tenuti a rivelare la fonte.

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