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Traffico internazionale di droga, prosciolto Luciano Camporesi

Da 22 anni e 9 mesi di carcere a poco più di 7. La Corte d’Appello di Reggio Calabria ha...

il Resto del Carlino - Rimini - 10 luglio 2026 - di Antonella Marchionni

Da 22 anni e 9 mesi di carcere a poco più di 7. La Corte d’Appello di Reggio Calabria ha ribaltato uno dei punti centrali del processo ‘Pollino’: Luciano Camporesi non è responsabile dell’associazione finalizzata al traffico internazionale di droga. I giudici lo hanno assolto con la formula “per non aver commesso il fatto”, cancellando anche un episodio di traffico internazionale contestato e ritenuto insussistente. La pena passa così dai 22 anni e 9 mesi inflitti in primo grado a 7 anni e un mese di reclusione per gli altri reati rimasti in piedi. La sentenza è stata pronunciata l’8 luglio dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria, che ha ridisegnato in modo sostanziale la posizione dell’imprenditore riminese, assistito dall’avvocato Gioacchino Genchi, rispetto al verdetto emesso nel 2022 dal Tribunale di Locri. In primo grado Camporesi era stato ritenuto uno dei promotori, organizzatori e finanziatori dell’associazione contestata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Secondo l’accusa avrebbe avuto un ruolo di vertice nell’organizzazione, partecipando ai progetti di importazione di cocaina dal Brasile e fornendo ingenti quantitativi di hashish. Su questa ricostruzione il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a trent’anni di carcere, mentre il Tribunale aveva inflitto una pena di 22 anni e 9 mesi. La Corte d’Appello ha invece escluso che Camporesi abbia fatto parte dell’associazione criminale. L’assoluzione riguarda proprio il reato associativo, mentre resta confermata la responsabilità per gli altri capi di imputazione, con una pena complessiva rideterminata in 7 anni e un mese. Secondo quanto riferito dalla difesa, Camporesi è l’unico imputato tra quelli chiamati a rispondere del reato associativo ad essere stato assolto dall’accusa di appartenere al sodalizio criminale con il ruolo di promotore e finanziatore.

L’inchiesta ‘Pollino’ era nata dalle intercettazioni ottenute attraverso un trojan informatico installato sull’iPhone di Domenico Pelle nell’ambito delle indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Da quelle captazioni, eseguite tra il settembre 2016 e il luglio 2017, prese forma il procedimento che ha portato al maxi-processo celebrato davanti al Tribunale di Locri. Nel giudizio di appello la difesa ha sviluppato un’articolata contestazione anche sul piano tecnico. La vicenda giudiziaria, però, non è conclusa. L’avvocato Genchi ha già annunciato il ricorso in Cassazione contro la parte della sentenza che ha confermato la responsabilità di Camporesi per gli altri reati contestati.