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«Niente analisi delle sue carte di credito». Boccassini e quel no alle indagini su Falcone

Resta il giallo sul viaggio in Usa del giudice, a caccia di conferme da Buscetta. A processo, l’ex pm definì «poco professionale» il perito Genchi. Che cercava solo la verità

il Giornale - 11 ottobre 2021 - di Felice Manti - Edoardo Montolli

Al di là delle polemiche sull’amore per Giovanni Falcone rivelato da Ilda Boccassini, l’inedito risvolto privato riaccende i fari su uno dei fatti più misteriosi della Prima Repubblica: il viaggio a Washington del giudice palermitano alla fine di aprile del 1992. Fu infatti proprio Ilda Boccassini, da titolare delle indagini, a vietare che venissero controllate le sue carte di credito – cosa che avrebbe permesso di accertare l’esistenza del viaggio – per non invadere la sfera privata di Falcone, così come avrebbe testimoniato al Borsellino quater molti anni più tardi. Ossia – apprendiamo oggi – la privacy dell’uomo che amava.
 
Per capire l’importanza di quel viaggio, bisogna tornare al 18 marzo 1992, quando venne diffusa una circolare del Sisde a tutti i prefetti. Il documento ipotizzava un presunto piano di destabilizzazione dell’Italia ordito all’estero con attentati da marzo a luglio. E venne diffuso perché una settimana prima, il 12 marzo, era stato ammazzato Salvo Lima. Fu allora che Falcone disse al ministro della giustizia Claudio Martelli che sarebbe andato in America da Tommaso Buscetta, per i rapporti che il pentito sosteneva di aver avuto con Lima. Ma verosimilmente per chiedergli lumi sul piano di destabilizzazione. Di fatto, tre giorni dopo la strage si diffusero varie voci di un viaggio a Washington del giudice un mese prima di morire. Ma il ministero della giustizia smentì. Un lapsus collettivo? Forse.
 
Solo che Falcone aveva due agende elettroniche, una Casio e una Sharp, su cui segnava gli appuntamenti. I consulenti informatici Luciano Petrini e l’allora commissario capo Gioacchino Genchi scoprirono che una di esse, la Casio, era stata cancellata in maniera non accidentale dopo il sequestro. Recuperarono il contenuto e si accorsero che tra il 28 aprile e il 2 maggio Falcone aveva davvero appuntamenti negli Stati Uniti. Non solo. Dai tabulati telefonici Genchi si accorse che in quei giorni i telefoni del giudice non andarono, segno che poteva trovarsi all’estero, dove non prendevano. Chiese così di acquisire i dati dell’American Express di Falcone, per accertare se il giudice fosse stato o meno negli Usa.
 
D’altra parte il viaggio negli Usa venne presto confermato anche dal procuratore di Brooklyn Charles Rose, dall’avvocato Dick Martin, ex Fbi, e da Larry Byrne, funzionario del dipartimento di Giustizia americano. Ma poi giunse, anche qui, una smentita collettiva. Tuttavia, e questo è inquietante, il ministero non disse mai dove fosse stato Falcone in quella settimana: diede modo di conoscerne tutti gli spostamenti, tranne che per quella settimana. Appare impossibile che nessuno sapesse dove fosse stato l’uomo più scortato e protetto d’Italia. C’era davvero un piano per destabilizzare l’Italia? Falcone ne parlò con Buscetta? Buscetta era – come avrebbe sostenuto il boss Gaetano Badalamenti – coinvolto in un piano contro Giulio Andreotti?
 
Ilda Boccassini, il 21 gennaio 2014, a Caltanissetta, definì di aver verificato che il viaggio era «una menzogna», ma nemmeno lei disse dove fosse stato tra il 28 aprile e il 2 maggio 1992. Quanto ai controlli della carta di credito chiesti da Genchi e negati: «… non ritenevo che dovesse essere oggetto lui di indagini… una ricerca ossessiva dei suoi tabulati, le carte di credito, i viaggi effettuati… Dissi a Tinebra che… avrei avuto difficoltà a continuare una collaborazione con la polizia di Stato se fosse rimasto Genchi». Ma le cose non tornano. Il procuratore Sergio Lari fece presente che agli atti non c’era nulla sul suo disagio per Genchi, anzi: risultava una lettera di disappunto perché il poliziotto aveva lasciato il gruppo d’indagine nel maggio 1993. Di più. Allo stesso processo Genchi ricorderà che la sua richiesta di acquisire le carte di credito risaliva a molto prima, all’ottobre 1992 «quindi se io dovevo essere allontanato, non dovevo essere applicato forzatamente con delega ad personam». E infine: «Tra l’altro avevo i tabulati di Falcone, sapevo tutte le chiamate che faceva e che riceveva sui due telefoni, quindi che invasività c’era?».