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Su Zucco indagini secretate

Il perito Genchi: «L’imputato era sul luogo del delitto»

il Quotidiano - 25 ottobre 2008 - di Pino Lombardo

LOCRI – Domenico Zucco il pomeriggio del 31 maggio 2005 si trovava nell’area in cui veniva ucciso Salvatore Cordì. Inoltre nuove indagini ancora secretate sarebbero state effettuate dalle quali uscirebbe rafforzata l’ipotesi della presenza di Zucco sulla scena del delitto. E’ quanto emerso ieri in Corte d’Assise a Locri presieduta dal giudice Bruno Muscolo con a latere il togato Frabotta, nel corso dell’audizione del perito Gioacchino Genchi iniziata lo scorso 25 luglio e rientrante nell’ambito del procedimento penale inerente l’assassinio di Salvatore Cordì e che vede alla sbarra, con l’accusa di essere stato il “segnalatore” dei killer che la sera del 31 maggio 2005 assassinarono Cordì, Domenico Zucco. Durante la lunga udienza Genchi, che aveva effettuato la relazione intorno alle intercettazioni telefoniche ed ambientali su incarico del Gup di Reggio Calabria nella fase del procedimento con il rito abbreviato, ha ricostruito la sequenza dei contatti telefonici e gli spostamenti che l’imputato ha effettuato nel pomeriggio dopo essere rientrato in sede dall’ospedale di Catania dove si era recato al mattino. La ricostruzione serviva a dimostrare che il cellulare di Domenico Zucco, dopo la telefonata con la fidanzata, delle ore 17,09 e fino a quella delle 17,29, si trovasse nell’area del delitto. Su invito del sostituto Antonio De Bernardo e su richiesta del presidente Muscolo, il perito ha effettuato una articolata spiegazione intorno al “contatto telefonico” avvenuto alle 17,29 tra il cellulare di Domenico Zucco e quello di Antonio Panetta. Genchi ha innanzitutto sottolineato che quando dal cellulare di Domenico Zucco partiva “volontariamente” l’input telefonico, si trovava “coperto” dalla cella Wind ubicata nella via Gramsci di Siderno, mentre quando, sempre “volontariamente” si chiudeva il contatto, era “coperta dalla cella wind ubicata presso la cabina Enel di Locri. Poi evidenziava che a metà di quel “contatto” durato per 24 secondi si registravano altri elementi fondamentali che rafforzavano l’idea che il cellulare dell’imputato si trovasse nell’area ove veniva perpetrato l’omicidio. Gli elementi indicati da Genchi erano “due tintinni” – ha ribadito più volte Genchi -, come se qualcuno stesse utilizzando la tastiera di quel cellulare o di un altro cellulare per accendere la memoria ed effettuare una chiamata, una deflagrazione compatibile con uno sparo, e grida di donna. Poi, dopo il primo sparo il cellulare veniva spento e rimaneva tale fino alle 20. Genchi dimostra che il cellulare di Zucco rimane spento evidenziando non solo che sono rimaste senza risposta le diverse chiamate fatte dalla fidanzata ma anche che i numerosi sms che la ragazza gli inviava “sono rimasti latenti nell’etere”. Questo accertamento – ha spiegato Genchi – si è potuto effettuare grazie ad un sofisticato accertamento sulle celle della rete gsm della wind che, “in automatico” generava un messaggio con l’avviso della chiamata senza risposta. Il perito, nel corso dell’udienza ha anche evidenziato che se il cellulare dell’imputato rimaneva “spento o fuori rete” dal momento dell’omicidio; (17,30), fino alle 20 della sera, nel contempo però, il cellulare di Antonio Panetta effettuava ulteriori contatti con i cellulari dei fratelli Antonio e Francesco Cataldo. Ed è stato a questo punto che il sostituto De Bernardo, incalzando il perito ad approfondire le circostanze sullo spegnimento del cellulare di Domenico Zucco che ha “scoperto” le carte intorno un nuovo accertamento effettuato dopo la perizia fatta da Giacchino Genchi. Da quanto si è riusciti a capire dalla domanda del Pm, la perizia effettuata da Genchi ha fatto scoprire alte intercettazioni contestuali effettuate sui cellulari dei fratelli Cataldo e su quello di Antonio Panetta. Da queste intercettazioni emergerebbero ulteriori e fondamentali elementi di accusa a carico di Domenico Zucco e forse di altre persone. Quest’ultimo elemento verrà sviluppato il 17 novembre quando Genchi tornerà a sedersi sul banco dei testimoni per continuare l’esame del Pm.

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