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Ecco chi era veramente Camillo Pane

I misteri irrisolti della vita di un uomo barbaramente ucciso insieme alla sua famiglia dal nipote-cugino - Dalle telefonate e dai messaggi trovati sul suo cellulare (rinvenuto nel casolare abbandonato dove avvenne la strage) emerge un insolito fanatismo nei confronti del fascismo e del Duce

Cronaca Vera - 19 luglio 2006 - di Gigi Montero

Quando il sindaco di Decollatura, dove viveva la famiglia Pane, annullò la giornata di lutto cittadino su richiesta degli stessi parenti, qualcosa sembrò non tornare. C’era forse qualcosa di strano tra le pareti domestiche di quella famiglia? A far luce non solo su quanto accadde quel maledetto 27 marzo a ”Tre Olivare” di Caraffa, ma anche sulla personalità del capofamiglia, c’è proprio il suo telefonino, rinvenuto nel casolare abbandonato sul luogo della strage: quella in cui Camillo Pane, la moglie Annamaria, i figli Eugenio e Maria sono stati uccisi da Claudio Tomaino, rispettivamente nipote e cugino dei Pane (vedi ”Cronaca Vera” n. 1753).

Il superconsulente della Procura Gioacchino Genchi ha sezionato il cellulare di Camillo, morto a 49 anni, scavando nelle memorie del Nokia 8310, che ancora segnavano in maniera inquietante le ultime chiamate effettuate: quelle al nipote Claudio. Il numero dell’avvocato Armando Manfredi, l’avvocato inesistente dietro la cui identità si celava sempre Tomaino (vedi “Cronaca Vera” n. 1766), era registrato in bella evidenza nella rubrica. Genchi, attraverso alcuni software e programmi avanzati, è riuscito a recuperare alcuni messaggi di testo del falso avvocato che erano stati cancellati, da cui si desume oltre alla truffa, anche il fatto che i due fossero in cordiali rapporti: “Di nuovo tantissimi auguri e per qualsiasi cosa scrivimi su queso numero”. L’errore di grammatica è originale. E ce ne sono molti negli sms inviati dal cellulare di Armando. Ciò fa capire quanto Camillo Pane fosse quantomeno ingenuo nel credere che un vero avvocato si esprimesse in questi termini. E come troppo facilmente sperasse di smettere con la sua vita di infermiere grazie agli investimenti immobiliari procurati dal legale attraverso il nipote Claudio.

Discesa delirante

C’è però qualcosa di più. Qualcosa di sinistro che la memoria del suo telefonino lascia impresso nel ricordo di quest’uomo. E cioè messaggi con disegno ricevuti sul telefonino di Camillo tra il 26 novembre del 2003 e il 2 dicembre dello stesso anno. Sul primo appare un disegno del Duce con la scritta: “ITALIA AGLI ITALIANI Onore e fedeltà! Si lavora e si produce per il fascio e per il Duce”. Lo slogan fascista arriva da un numero che Camillo non ha in agenda, ma che, fatto ancor più inquietante, risulta invece registrato sulla rubrica del telefono della figlia Maria (all’epoca dei messaggi poco più che quindicenne). Altri ne arrivano da un altro telefonino. Ed è una discesa delirante verso l’inferno: alle ore 10,29 del 2 dicembre 2003 ecco un altro volto del Duce e la scritta: “Dux Mea Lux PNF” (tradotto: Duce, mia luce, Partito Nazionale Fascista). Poi, in fila dallo stesso telefono: “Molti nemici Duce Molto onore”. E ancora: “Shock sotto shock Una vita sotto shock” e “Adolf Hitler Deutschland Il re degli ebrei HH”, con tanto di disegno di svastica. Infine altri due messaggi di testo trattenuti in memoria: “Neri gli anfibi, bianca la suola, e sotto il bomber una lunga pistola, teste rasate, spranghe a tracolla, un solo grido BOIA CHI MOLLA!”. E: “Italia agli italiani, coltelli alle mani, spranga a tracolla BOIA chi molla! Chi ci dà la luce? Il DUCE! Contro il comunismo mandalo a tutti!x1Italia migliore.. “. Il che fa pensare, in particolare l’ultimo, che, sotto sotto, Camillo Pane fosse quanto meno un simpatizzante politico della destra eversiva.

Pensieri sepolti

Perché li conservava? Chi frequentava Camillo Pane? La domanda è lecita, perché la vicenda della strage di Caraffa non è ancora chiara. Secondo l’accusa, Tomaino non poté fare tutto da solo e tornò a casa in taxi (il tassista lo ha riconosciuto) dopo aver lasciato l’auto degli zii in aeroporto. Qualcun altro portò via dal luogo del delitto la sua macchina.

Ma, indipendentemente da ciò che accadde il 27 marzo, è naturale chiedersi come quella truffa riuscì ad andare avanti per mesi senza che lo zio sospettasse mai nulla.

Ed è allora ancor più evidente domandarsi il perché di quel giorno di lutto cittadino cancellato, di quali fossero le frequentazioni della vittima. Un infermiere a capo di un’apparente famiglia modello. E che invece, a giudicare dal suo telefono, pare covasse sentimenti di odio, di fanatismo fascista e pure nazista. Di violenza e avidità i cui segreti, per ora, sono rimasti sepolti in quel maledetto casolare abbandonato. Chi era veramente Camillo Pane?

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