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Trabia, archiviata indagine su geometra Utc

Aveva insinuato che l'ex sindaco Rizzo ottenne una licenza edilizia per la parentela con un boss

Giornale di Sicilia - 9 luglio 2021 - di Giuseppe Spallino

Un tecnico comunale che collabora con i carabinieri nella lotta all’abusivismo edilizio, un ex sindaco che ottiene una concessione edilizia opinabile, giustificata con le parentele del politico con esponenti di Cosa nostra. Sono i contorni che ruotano attorno alla vicenda giudiziaria che ha visto indagato Salvatore Scalici, geometra del Comune di Trabia, per calunnia ai danni di Francesco Rizzo, che ha ricoperto la carica di primo cittadino. Il gip Valeria Gioeli del Tribunale di Termini Imerese ha archiviato il procedimento, nonostante l’opposizione dell’ex politico.
 
È stata accolta così la tesi del difensore di Scalici, l’avvocato Gioacchino Genchi, secondo cui le risposte fornite dal geometra, rispondendo a precise domande del pubblico ministero e della polizia giudiziaria, erano basate «su argomentazioni “storiche” di dominio pubblico».
 
Per capire meglio il caso bisogna risalire al 22 ottobre 2014, quando i carabinieri avevano richiesto l’ausilio del geometra Scalici nel sopralluogo eseguito in contrada Cozzo, nel cantiere dove si stava realizzando l’abitazione di Rizzo, riscontrando presunte anomalie. Ne conseguiva l’iscrizione nel registro degli indagati a carico di Rizzo, nonché dell’architetto Aldo La Manna dell’Ufficio tecnico comunale. A seguito di una consulenza disposta dal pubblico ministero, però, il procedimento era stato archiviato.
 
Rizzo, pertanto, chiedeva gli atti che lo avevano visto indagato, trovando il verbale di sommarie informazioni reso da Scalici al pm Francesco Gualtieri, in cui affermava: «Sconosco le ragioni per cui nel caso di specie il La Manna abbia rilasciato questa concessione, a mio avviso illegittima. Posso ipotizzare che il La Manna, in questa occasione, abbia subito dei condizionamenti di carattere politico», segnalando che Rizzo «è cugino di tale Nino Teresi», cioè il capomafia di Trabia, ma anche «che tale Vincenzo Salpietro, zio di Rizzo, si trova attualmente detenuto per reati di mafia».
 
Questo mentre Scalici subiva conseguenze sul piano lavorativo con sanzioni disciplinari da parte di un’apposita commissione di disciplina, i cui membri sarebbero stati da lui ricusati perché ritenuti non imparziali. Quindi lo avevano denunciato per minacce a pubblico ufficiale, indagine archiviata poiché «dalla lettura del verbale relativo alla seduta, nel corso della quale lo Scalici avrebbe pronunciato le frasi minacciose, non si desume che tali fatti siano realmente accaduti».
 
Intanto anche il procedimento scaturito dalla denuncia di Rizzo andava incontro alla stessa sorte perché le dichiarazioni di Scalici, come scrive il giudice nelle motivazioni, non erano frutto del suo pensiero, ma «da ricondurre piuttosto a voci correnti nel pubblico».