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Sì al gratuito patrocinio per Zucco

Il perito: telefonata compatibile con la presenza dell’imputato sul luogo del delitto

il Quotidiano - 24 ottobre 2008 - di Pino Lombardo

LOCRI – E’ continuata ieri, in Corte d’Assise a Locri presieduta dal giudice Bruno Muscolo con a latere il togato Frabotta, l’audizione del perito Gioacchino Genchi iniziata lo scorso 25 luglio e rientrante nell’ambito del procedimento penale inerente l’assassinio di Salvatore Cordì e che vede alla sbarra, con l’accusa di essere stato il “segnalatore” dei killer che la sera del 31 maggio 2005 assassinarono Cordì, Domenico Zucco.

Due le novità sostanziali emerse nel corso dell’udienza di ieri protrattasi fino a sera. La prima ha riguardato la decisione assunta dalla Corte di non accogliere la richiesta avanzata la scorsa udienza dal sostituto procuratore della Dda di Reggio Calabria, Antonio De Bernardo, finalizzata a far revocare il beneficio del “gratuito patrocinio” all’imputato. La decisione della Corte sta tutta nella circostanza – così ha sostanzialmente illustrato il presidente Muscolo – che Domenico Zucco era stato ammesso al gratuito patrocinio il 31 ottobre del 2006, prima ancora che venisse approvato il decreto “sicurezza”.

La seconda novità è emersa in serata quando, nel corso delle “illustrazioni” che il perito Gioacchino Genchi andava facendo intorno alle telefonate intercettate effettuate, in arrivo o in uscita, dal cellulare dell’imputato, si giungeva alla telefonata effettuata alle ore 17,29.

Il perito, rispondendo ad una specifica domanda postagli dal sostituto De Bernardo, affermava che l’analisi da lui effettuata intorno a quella “telefonata” lo portava ad affermare la compatibilità della presenza dell’imputato sulla scena del delitto.

L’audizione di Genchi è stata inframmezzata dalle continue opposizione della legale dell’imputato, avvocatessa Adriana Bartolo, che evidenziava alla Corte che il perito effettuerebbe considerazioni personali miscelate agli accertamenti tecnici la qual cosa porterebbe a “rappresentare una realtà non vera”.

Il perito, prima di giungere ad analizzare la telefonata delle 17,29, attraverso l’analisi di altre telefonate, ha spiegato alla Corte che chi telefonava dall’abitazione di Zucco, ubicata all’uscita di Locri, poteva impegnare entrambe le celle Wind ubicate a Siderno in via Gramsci e quella ubicata a Locri presso la cabina Enel, oppure solo quella di Siderno, o solo quella di Locri.

Poi si arriva alla telefonata chiave, quella delle 17,29, che secondo quanto illustrato dal perito, dimostrerebbe la compatibilità della presenza dell’imputato sulla scena del delitto. Genghi ha affermato anche non si trattava di una vera e propria telefonata. Si trattava di un tentativo di contatto telefonico durato “oltre 23 secondi”. Inoltre ha anche spiegato che quel tentativo di contatto telefonico non solo è avvenuto volontariamente ma anche la sua interruzione è stata volontaria. Genchi ha però sottolineato che l’importanza di quella mancata telefonata stava tutta nel “contenuto” registrato dalla intercettazione. “A renderla tale – ha spiegato il perito – sono state tutte quelle “contestualità” che la intercettazione ha registrato, (dal rumore-sparo alle grida di una donna)”. Oggi, infine, l’audizione di Genchi continuerà.

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