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Santini: “I soldi li ho presi io, Ricci era all’oscuro di tutto”

L’ex collaboratore in 10 ore di interrogatorio ha ammesso i reati che gli sono stati contestati

la Repubblica - 26 agosto 2025 - di Giuseppe Baldessarro

Matteo Ricci, eurodeputato Pd e candidato alla regione Marche

 
I soldi? «Li prendevo io, me ne assumo la responsabilità», e «Ricci del giro denaro non sapeva niente». È stato un fiume in piena Massimiliano Santini. Durante le oltre 10 ore di interrogatorio dell’11 agosto scorso, ha collaborato con la procura ammettendo i reati che gli sono stati contestati dalla pm Maria Letizia Fucci nell’ambito dell’inchiesta sulla “Affidopoli” del comune di Pesaro. L’amico e fido collaboratore dell’allora sindaco Matteo Ricci, attualmente europarlamentare e in corsa per le regionali delle Marche, scagiona l’esponente del Pd quantomeno sul tema della corruzione e, di conseguenza, dall’accusa di «concorso in corruzione», per il quale è indagato.
 
La «piena collaborazione con la magistratura», confermata il giorno dell’interrogatorio dal difensore di Santini, l’avvocato Gioacchino Genchi, inizia a prendere forma. Ed ha l’aspetto della confessione. L’allora responsabile dei social e degli eventi dell’amministrazione pesarese ha confermato il meccanismo attraverso cui veniva alimentato il flusso di incarichi e di denaro che finiva in parte nelle sue tasche. Gli inquirenti avevano scoperto come negli anni della sindacatura di Ricci due associazioni non profit, la “Opera Maestra” e la “Stella Polare”, create ad hoc dall’imprenditore Stefano Esposto, avevano ricevuto senza bando pubblico commesse per la realizzazione di eventi per 509 mila euro e che di questi, 109 mila erano poi tornati a Santini sotto forma di bonifici e altri benefit. Un vantaggio economico per il responsabile dei social impossibile da negare e certificato, da Guardia di finanza e Squadra mobile, con l’acquisizione di estratti conto bancari e contratti di consulenza falsi.
 
Per gli affidamenti alle associazioni di Esposto era però necessario aggiustare le carte, ha spiegato il collaboratore. Cosa che ha coinvolto diverse persone, più o meno consapevoli (gli indagati sono in tutto 24), chiamate a preparare delibere, pareri e atti amministrativi.
 
In questo senso ci sarebbero state delle forzature negli iter delle quali Ricci avrebbe dovuto o potuto accorgersi. Santini, con la pm Fucci ha affrontato tutte le contestazioni, spiegando il ruolo avuto in ogni singola vicenda: dai murales per la Segre e per i medici eroi del Covid, al “cascone” per Valentino Rossi, senza dimenticare la storia dei totem per Pesaro “Capitale italiana della cultura”.
 
Una seconda parte delle domande ha poi riguardato le chat trovate sul telefono sequestrato a Santini e i messaggi tra lui e Ricci. Il collaboratore ha fornito la propria versione aggiungendo che esiste un’altra chat, ancora sconosciuta, sulla quale è possibile trovare riscontri a quanto affermato durante l’interrogatorio. Si tratta del profilo creato con una seconda sim che l’esperto in comunicazione utilizzava per gestire i social di Ricci. La scheda è stata consegnata assieme a un memoriale, preparato dall’avvocato Genchi.
 
Su una cosa Santini contraddice Ricci: l’ex sindaco ed Esposto si conoscevano bene e si sono incontrati diverse volte. Circostanza negata dall’ex sindaco che secondo la tesi della procura sapeva degli imbrogli, ma lasciava fare perché dalle iniziative pubbliche «guadagnava popolarità e consenso elettorale».