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Processo Why Not, assolto de Magistris. Ora non rischia più di essere sospeso

Assolto anche Gioacchino Genchi, consulente dell'allora pm quando era in servizio presso la Procura di Catanzaro

Repubblica - 22 ottobre 2015 - di Dario Del Porto

Luigi de Magistris non dovrà più indossare i panni da “sindaco di strada”. La Corte d’Appello di Roma lo ha assolto con la formula «perché il fatto non sussiste» dall’accusa di abuso d’ufficio nel processo sul caso Why Not. E il verdetto, emesso intorno ieri sera intorno alle 19.30 dopo un’ora di camera di consiglio, scioglie definitivamente il nodo legato all’applicazione della legge Severino. La sentenza infatti fa venir meno il presupposto per la sospensione prevista dalla normativa, dunque de Magistris potrà concludere il mandato senza interruzioni. I giudici di Piazzale Clodio hanno assolto anche l’ex dirigente di polizia Gioacchino Genchi, consulente dell’ex pm quando era in servizio presso la Procura di Catanzaro e coordinava l’inchiesta denominata in codice Why Not.

A de Magistris e Genchi veniva contestato di aver acquisito senza autorizzazione, fra il 2006 e il 2007, tabulati di utenze risultate riconducibili ad alcuni parlamentari. Nella sua requisitoria il pg Pietro Catalani aveva chiesto l’assoluzione dei due imputati solo per due degli otto capi d’imputazione, relativi alla trattazione del traffico telefonico riconducibile all’ex ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu, che non si era costituito parte civile, e Giancarlo Pittelli.

Negli altri casi, che avevano riguardato l’allora premier Romano Prodi, Francesco Rutelli, Clemente Mastella, Marco Minniti, Sandro Gozi e Antonio Gentile, il pg Catalani aveva invece chiesto la prescrizione, alla quale il sindaco (nonostante quanto dichiarato dopo la condanna di primo grado) una volta in aula non aveva formalmente rinunciato.

Ma la Corte, così come chiesto dalla difesa, ha deciso diversamente, ribaltando la sentenza di primo grado. Durante la più complessa e controversa indagine condotta dall’allora giovane pm di Catanzaro e dal suo consulente, hanno affermato i giudici, non furono commessi reati.

Commenta l’avvocato Stefano Montone, che ha assistito de Magistris insieme all’avvocato Massimo Ciardullo: «Siamo molto soddisfatti per questa sentenza che chiude una battaglia durata anni. Nonostante l’avvenuta prescrizione, la Corte ha ravvisato elementi palesi che hanno indotto i giudici ad entrare nel merito e a pronunciare una sentenza di assoluzione per tutti i capi d’imputazione». Il caso Why not è chiuso, quindi. E da ieri sera, per de Magistris, finisce anche la controversia legata alla legge Severino.

Appena ventiquattr’ore prima che la Corte d’Appello lo assolvesse nel merito, la Corte Costituzionale aveva respinto, dichiarandolo infondato, il ricorso proposto da de Magistris contro la sospensione prevista in caso di condanna anche non definitiva del pubblico amministratore per alcuni reati fra i quali l’abuso d’ufficio. Il sindaco aveva ottenuto la sospensiva del provvedimento dal Tar (poi convalidata dal tribunale civile dopo il trasferimento della competenza dal giudice amministrativo a quello ordinario) e si preparava all’udienza di merito fissata per domani mattina a Palazzo di Giustizia.

Un appuntamento ormai svuotato di significato: i giudici prenderanno atto che, per de Magistris, il braccio di ferro con la legge Severino è concluso. Ora per il sindaco si apre un’altra partita, non più giudiziaria ma tutta politica: quella per Palazzo San Giacomo.