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PROCESSO STRAGE CAPACI, DEPONE MARTELLI

Ansa - 9 gennaio 1996 - di Redazione

CALTANISSETTA – E’ proseguita stamane, davanti ai giudici della seconda sezione della Corte d’Assise di Caltanissetta presieduta da Ottavio Sferlazza, la deposizione di alcuni consulenti nel processo per la strage di Capaci in cui furono assassinati il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti di scorta. Nel pomeriggio dovrebbe deporre anche l’ex ministro della Giustizia Claudio Martelli, che è già a Caltanissetta. L’accusa ha chiamato a testimoniare i periti informatici Gioacchino Genchi e Luciano Petrilli, i quali hanno accertato la creazione di un ”file” nel note book personale di Falcone il 9 giugno del ’92, cioè 17 giorni dopo l’attentato. Alessandro Pansa, dirigente del Servizio Centrale Operativo, ha invece illustrato i risultati delle indagini sui tabulati della Sip relativi a tutte le telefonate effettuate dal Lazio in concomitanza con la partenza dallo scalo di Ciampino dell’aereo Falcon che trasportò il magistrato e la moglie a Palermo.

L’ iter che portò alla nomina di Giovanni Falcone a direttore generale degli Affari Penali del ministero di Grazia e Giustizia è stato ricostruito, nella sua deposizione, dall’ex Guardasigilli Claudio Martelli. Rispondendo alle domande dei pubblici ministeri, Luca Tescaroli e Paolo Giordano, Martelli ha detto di avere informato subito della decisione il presidente della Repubblica Francesco Cossiga ”che si dichiarò entusiasta” e il presidente del consiglio Giulio Andreotti ”che mi parve in qualche modo sorpreso, ma anche lusingato del fatto che il governo potesse ottenere una collaborazione di quel livello”. L’ex ministro ha sostenuto che la decisione di Falcone fu agevolata da alcune ”concause”, e in particolare dai contrasti che il magistrato aveva avuto a Palermo prima con il consigliere istruttore Antonino Meli e successivamente con il procuratore Pietro Giammanco. ”L’immagine dell’Italia nel mondo in quel momento – ha detto il teste – era degradata, anche per il fatturato degli omicidi che era impressionante”. Martelli ha poi spiegato che si arrivò all’istituzione della Procura Nazionale antimafia dopo una difficile lotta: ”Bastò lanciare l’idea per scatenare il finimondo da destra e da sinistra, con furiose contestazioni. Ci fu anche uno sciopero dell’Anm e non so se saremmo riusciti a costituire la Procura nazionale se non ci fossero state le stragi di Capaci e via D’Amelio”.

Martelli ha aggiunto che la nomina di Falcone alla procura nazionale fu ostacolata anche da gran parte del Csm: ”Credo che avrebbero votato il diavolo pur di non eleggere Falcone”. Riferendosi all’iniziativa di provvedimento disciplinare contro il presidente della corte d’assise di Palermo Pasquale Barreca (poi indagato in seguito a dichiarazioni di pentiti) che aveva concesso gli arresti ospedalieri al boss Pietro Vernengo, che poi evase e fu arrestato mesi dopo, Martelli ha affermato che Falcone gli disse: ”Tu non te ne rendi neanche conto, ma hai colpito il santuario”. Sul delitto dell’eurodeputato Salvo Lima nel marzo 1992, Martelli ha detto che ne parlò con Falcone che lo definì ”un delitto gravissimo che cambia tutto, bisogna capire cosa è successo dentro cosa nostra, bisogna risentire Buscetta”. Martelli ha dichiarato che non risulta che Falcone incontrò poi Buscetta e ha aggiunto che per affermare il contrario fu fatto circolare un falso verbale della polizia. L’ex guardasigilli ha quindi detto di avere appreso la notizia della strage di Capaci mentre era in visita da Andreotti: ”Era la prima volta che andava a casa di Andreotti, si era in piena bagarrre per l’elezione del presidente della Repubblica quando squillò il telefono, Andreotti mi disse che c’era stato un attentato a Falcone e che sembrava non fosse accaduto nulla di grave, ma andai subito via e la sera raggiunsi Palermo”.

Martelli ha poi ricordato che poco prima delle elezione politiche del 1992 ”Falcone mi disse di essere stato informato dagli americani che erano state intercettate telefonate tra esponenti locali di cosa nostra secondo cui questa volta si poteva votare per la Rete”. Sulle polemiche tra il sindaco di Palermo e Giovanni Falcone, Martelli ha detto di essere rimasto ”indignato” da chi piangeva la morte di Falcone dopo avere avviato nei suoi confronti ”una campagna di delegittimazione”. ”Orlando – ha dichiarato – ha avuto grandi responsabilità nel delegittimare nell’ultima parte della sua vita Giovanni Falcone, quando sostenne che tutta la verità sugli omicidi di Palermo era nei cassetti della Procura”. Ed in quella circostanza, ha proseguito Martelli ”Falcone mi raccontò la vicenda del pentito Pellegriti incriminato per calunnia, perché aveva accusato Lima”.

L’ udienza si è conclusa alle 23,05 ed è stata rinviata al 19 febbraio prossimo nell’aula bunker di Mestre, dove saranno ascoltati i pentiti Tommaso Buscetta, Francesco Marino Mannoia, Gaspare Mutolo, Antonino Calderone, Salvatore Contorno e altri collaboratori di giustizia. (ANSA).