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«Non rovinò giovane atleta». Assolto un ortopedico

Diagnosi sbagliata a causa di un difetto tecnico

Giornale di Sicilia - 23 maggio 2021 - di Mariella Pagliaro

Una diagnosi sbagliata per colpa di un difetto del sistema informatico di «lettura» delle radiografie e la carriera sportiva di un giovanissimo atleta che rischiava di essere compromessa per sempre. Ci sono voluti quasi otto anni e delle complesse indagini difensive di tipo informatico nel corso di un processo durato ben quattro anni, per affermare la correttezza dell’operato del medico specialista Domenico Parisi, in servizio all’Ortopedia pediatrica del Cervello. Il giudice monocratico Andrea Innocenti lo ha assolto dal reato di lesioni personali colpose «perché il fatto non sussiste», accogliendo integralmente la richiesta degli avvocati Gioacchino Genchi e Danilo Spallino.

 

L’episodio risale al 16 novembre 2013, quando uno studente atleta di 13 anni, dopo aver ricevuto a scuola una pallonata sul polso sinistro (già fratturato un mese prima nello stesso punto) si presentava al pronto soccorso del Cervello. In quella sede veniva visitato dal dottor Parisi che, dopo aver visto la radiografia sul computer collegato col Pacs (il sistema di archiviazione e trasmissione di immagini) e visitato il paziente facendogli muovere più volte il braccio colpito, concludeva che si trattava di una «frattura incompleta» con conseguenti 25 giorni di sola fasciatura, nonostante il padre insistesse nel «confezionare un apparecchio gessato – spiegano i legali – nell’ipotesi che il ragazzo potesse essere più tutelato». Di fatto per un difetto del sistema l’immagine apparsa sullo schermo era relativa a una precedente visita sul ragazzo, ma la conclusione del medico sulla guarigione era esatta.

 

Il 22 novembre successivo il giovane era stato portato per una visita specialistica nello studio del professore Antonio Pace, primario di Traumatologia presso l’ospedale «Giuseppe Giglio» di Cefalù, il quale certificava la «non completa consolidazione della frattura». Questo aveva portato i genitori del giovane atleta a denunciare il dottore Parisi poiché, a causa della sua diagnosi, il figlio non avrebbe più potuto «eseguire attività fisica né ginnastica».

 

Per fortuna nonostante la diagnosi incompleta, indotta da un difetto del sistema informatico di gestione dei referti, il braccio del ragazzo era comunque guarito perfettamente, senza alcuna conseguenza dannosa. I testimoni e i periti di parte hanno ribadito la correttezza dell’operato del medico: una tesi che ha convinto il giudice Innocenti.