CONTATTA LO STUDIO
Pbx con ricerca automatica: 0692959901
WhatsApp: +39 335238128
Telegram: @gioacchinogenchi
In gran segreto, da tempo, la Procura di Napoli sta svolgendo verifiche su una serie di presunte intromissioni in pc istituzionali e forze dell’ordine, compresa la Polizia di Stato. Sono accertamenti che nascono dalle rivelazioni di un informatico molto preparato, Carmelo Miano, che in passato è stato accusato proprio dai magistrati partenopei di aver violato i sistemi informatici del ministero della Giustizia per leggere, consultando anche le email di alcuni magistrati, atti segreti che riguardavano suoi procedimenti.

Miano quando è stato sentito dagli investigatori ha ammesso alcune delle sue responsabilità, ma ha anche rivelato nuove circostanze fino a quel momento sconosciute e forse sintomatiche di un sistema “colabrodo”, così come lo definì il legale che lo seguiva, l’avvocato Gioacchino Genchi, che è anche uno dei periti informatici più preparati.

Miano, dunque, ha iniziato a collaborare con i magistrati, facendo avviare accertamenti che potrebbero riguardare i profili istituzionali sui quali lui stesso sarebbe riuscito ad accedere. Finora alcuni erano noti: come quelli del ministero della Giustizia e della Guardia di Finanza. Ma durante i suoi tanti interrogatori (circa 300 ore), l’hacker ha spiegato che si poteva entrare anche nei server della Polizia. E l’informatico starebbe aiutando gli investigatori pure nella ricerca di altri hacker.
Con le recenti rivelazioni (che riguardano altro) di Report e che hanno sollevato di nuovo la questione di una presunta vulnerabilità dei sistemi del ministero della Giustizia, oggi il caso Miano diventa emblematico per capire come alcuni sistemi siano facilmente accessibili. Era stato lo stesso hacker ad ammettere, nel corso di un interrogatorio di ormai tempo fa, che era riuscito ad entrare nelle mail istituzionali di alcuni pm. Compresa quella del procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri. Ne aggiunse i dettagli: password debole, il nome di una città capoluogo di provincia della Calabria seguita dalla data di una ricorrenza. Da lì l’informatico capì che il magistrato non amava utilizzare i circuiti istituzionali, prediligendo altri sistemi. Come pure ha dichiarato pubblicamente lo stesso Gratteri quando ha detto che i pc fornitigli dal ministero della Giustizia non li ha mai usati: “Il computer che mi hanno dato è un soprammobile sulla mia scrivania. Utilizzo cose che compro io”.
Il punto è che Miano lo sapeva perché era riuscito ad accedere alla sua email istituzionale. Il Gip di Napoli sull’hacker in passato aveva scritto: “Sfruttando le proprie conoscenze informatiche, si inseriva ripetutamente nella struttura di sicurezza informatica interna al ministero di Giustizia (la Rug) e da ormai oltre due anni ininterrottamente in modo silente si è introdotto e mantenuto all’interno del sistema informatico stesso, carpendo ossessivamente informazioni sui procedimenti penali a suo carico, riuscendo a scaricare anche copie informatiche delle informative di reato a suo carico coperte da segreto”.
Stando agli atti dell’inchiesta partenopea, l’hacker sarebbe riuscito ad entrare anche nei sistemi delle Fiamme gialle: “Appare quindi evidente come questi (e oggi tale soggetto è identificabile in Carmelo Miano) – scriveva sempre il Gip — abbia dapprima violato la rete satellitare di Telespazio, per poi utilizzare le macchine compromesse per accedere alla rete interna della Guardia di Finanza”. E da qualche tempo gli investigatori stanno verificando anche se vi siano stati accessi perfino nella rete della Polizia.
Si tratta di accertamenti sui quali si tiene il massimo riserbo. L’inchiesta napoletana però potrebbe riservare presto qualche sorpresa.
© 2016 STUDIO LEGALE GIOACCHINO GENCHI – All Right Reserved | Privacy Policy | Cookie Policy – Web Design by Halloweb