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L’inchiesta della Procura di Pesaro che ha coinvolto il candidato del centrosinistra nelle Marche Matteo Ricci potrebbe subire una sterzata. Massimiliano Santini, uno dei principali indagati nonché l’uomo scelto dall’ex sindaco Ricci come collaboratore per gestire social ed eventi, è pronto a parlare con i magistrati. Dopo essersi avvalso della facoltà di non rispondere, ora Santini ha cambiato strategia e pure avvocato. Difeso adesso da Gioacchino Genchi, ha chiesto alla pm Maria Letizia Fucci di essere sentito. Vuole “recidere ogni legame con i propri coindagati”, è scritto nell’atto inviato alla Procura. E si dice pronto a riferire non solo circostanze relative alle imputazioni, ma pure “fatti anche non esplicitamente contenuti” nelle contestazioni “ma di cui è a conoscenza e che ritiene utili all’accertamento della verità, anche in relazioni a possibili condotte di reato commesse da terzi (pubblici ufficiali e privati) in concorso con lui”.

Santini è accusato di aver favorito “la creazione di un rapporto privilegiato tra il Comune di Pesaro e le associazioni culturali Opera Maestra e Stella Polare”, di cui era presidente Stefano Esposto, garantendo l’affidamento diretto a queste associazioni. A sua volta avrebbe ricevuto “dall’associazione Opera Maestra denaro e altre utilità per complessivi 106 mila euro”. Tra gli affidamenti ritenuti illegittimi dai pm – in totale per circa 509 mila euro – ci sono il “cascone” di Valentino Rossi, scultura in piazza D’Annunzio, e il murales dedicato alla senatrice a vita Liliana Segre. In questo schema, per i pm l’ex sindaco Ricci avrebbe consentito a “Santini ed Esposto di ricevere denaro e altre utilità” ma non in cambio di denaro, bensì di un beneficio in termini di consenso. Accuse respinte da tutti i protagonisti di questa vicenda. Compreso Ricci: è stato sentito qualche giorno fa per cinque ore e ai pm ha ribadito che lui in Comune dava solo l’indirizzo politico, non era lui a seguire gli affidamenti. Tutta la parte amministrativa, ha detto, era di competenza di dirigenti.
Le recenti dichiarazioni di Santini a La Verità ora hanno riacceso il caso. Il dirigente ha confidato di “sentirsi annebbiato” e “già in galera”; ha aggiunto che, secondo lui, Ricci “conosceva benissimo” l’Associazione Opera Maestra e il presidente della no profit, Stefano Esposto, con cui “è uscito due tre volte in mountain bike”. Santini aveva escluso che l’ex sindaco avesse intascato soldi, riferendo però che Ricci avrebbe “usufruito” della sua casa per appoggiarsi in un periodo particolare. Una ricostruzione respinta da Ricci. “L’articolo è pieno di falsità, ho dato mandato ai miei avvocati di tutelare la mia onorabilità”, ha detto il dem.
Ora però Santini si dice pronto a collaborare con i magistrati. E vuole consegnare agli inquirenti anche il proprio smartphone e le relative password per recuperare i messaggi Whatsapp cancellati. Con queste premesse, l’interrogatorio – non ancora fissato – si preannuncia esplosivo.

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