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L’ex braccio destro di Ricci: «Pronto a rivelare fatti inediti»

Santini scrive una memoria ai pm. Vuole essere ascoltato e afferma di avere chat che non sono agli atti. Il suo avvocato difensore ora è l’ex poliziotto Genchi, che attacca: «Non farà l’agnello sacrificale»

il Resto del Carlino - 8 agosto 2025 - di Antonella Marchionni

Matteo Ricci e Massimiliano Santini ai tempi della loro collaborazione al Comune di Pesaro. Entrambi sono indagati e le loro strategie difensive hanno preso strade opposte

 

Massimiliano Santini si stacca dal gruppo e corre da solo. Dopo settimane di silenzio, l’ex braccio destro di Matteo Ricci sceglie una nuova strada: ha chiesto alla Procura di poter essere interrogato, ha cambiato avvocato e linea difensiva. E lo fa da lontano, da Castelbuono, piccolo paese delle Madonie, ma il segnale arriva forte e chiaro anche a Pesaro. È qui che Santini, figura chiave dell’inchiesta Affidopoli in cui è indagato per concorso in corruzione insieme all’eurodeputato Matteo Ricci, affida la propria difesa a Gioacchino Genchi, ex poliziotto esperto di informatica, nome noto della giustizia italiana, già protagonista in dossier come Capaci e Why Not, oggi avvocato penalista con studio tra Roma e Palermo.

 

Il cambio di rotta è nero su bianco in una memoria depositata lo scorso 4 agosto alla Procura di Pesaro, all’attenzione della pm Maria Letizia Fucci. Tre pagine che contengono la richiesta di interrogatorio volontario, la nomina del nuovo difensore e, soprattutto, un messaggio chiaro: Santini non ha più intenzione di tacere e di proteggere nessuno. “Il mio assistito non può fare l’agnello sacrificale di questa vicenda”. Punto

 

Una frase che pesa come una pietra e segna la rottura. A pronunciarla è proprio Genchi, che accompagna le parole con i fatti: il 4 agosto, dopo un incontro con Santini al bar Fiasconaro, in piazza a Castelbuono, invia una pec all’avvocata Paola Righetti per comunicarne la revoca del mandato. Righetti, nel pomeriggio, rinuncia ufficialmente. Un passaggio di testimone che non è solo tecnico, ma simbolico. Santini prende le distanze dallo studio che assiste anche Stefano Esposto, coindagato nell’inchiesta che coinvolge 24 nomi, nei confronti del quale potrebbe rendere, si lascia intendere, dichiarazioni non irrilevanti.

 

La nuova strategia ha una linea autonoma, orientata alla collaborazione, alla produzione di documenti e, se possibile, all’accesso ai benefici processuali previsti dalla legge. In sintesi: Santini vuole raccontare la propria versione dei fatti. E vuole farlo con precisione, carte alla mano. Nella memoria, Santini scrive di “voler recidere ogni legame con i propri coindagati ed escludere ogni potenziale condizionamento delle proprie scelte difensive”. Ma il passaggio più esplosivo è un altro. Santini, si legge nella memoria, intende essere interrogato non solo per i fatti oggetto dell’avviso di garanzia notificato il 22 luglio, ma anche su “ulteriori fatti e circostanze, anche non esplicitamente contenuti in tale avviso, ma di cui è a conoscenza, e che ritiene utili all’accertamento della verità, anche in relazione a possibili condotte di reato commesse da terzi soggetti (pubblici ufficiali e privati) in concorso con lui”. Tradotto: Santini è pronto a parlare anche di altri. E non è difficile intuire chi potrebbe essere chiamato in causa.

 

La memoria tocca poi un punto tecnico tutt’altro che secondario. Il cellulare sequestrato a Santini, un iPhone 14 Pro Max, conteneva due profili WhatsApp: uno attivo, l’altro dismesso ma potenzialmente recuperabile. È lì, secondo Genchi, che si troverebbero conversazioni rilevanti per le indagini. Per questo Santini offre piena collaborazione, fornendo Apple Id e credenziali iCloud, e dichiarandosi pronto a rimettere il dispositivo nelle mani degli inquirenti. Un’apertura che ha il sapore di una mossa d’anticipo.

 

Un modo per scrollarsi di dosso il ruolo del comprimario e diventare protagonista della propria difesa. E del resto, l’uomo scelto per questa svolta non è un penalista qualsiasi. Gioacchino Genchi è un nome che pesa. Il nuovo corso della difesa Santini porta la sua impronta: riservata, tecnica, ma potenzialmente deflagrante. Una scelta netta. E un messaggio chiaro: Santini non sarà il parafulmine di nessuno.