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Genchi, il legale-ex poliziotto che scandaglia i telefoni: «Così li userò per la difesa»

Quando da investigatore lo chiamavano «Interceptor». "Santini è stato indicato come agnello sacrificale di vicende banali"

Corriere della Sera - 14 agosto 2025 - di Felice Cavallaro

Chi è. Gioacchino Genchi, 64 anni, ex poliziotto oggi difende Santini, il principale indagato di «Affidopoli»

 
CASTELBUONO (PALERMO) Gli aveva subito consigliato di rivelare tutto ai giudici, sfoderando anche due anni di messaggi WhatsApp con Matteo Ricci, «compreso l’account dismesso e cancellato». Un suggerimento ascoltato con tormento la scorsa settimana da Massimiliano Santini che, per trovare «un avvocato fuori dal giro», aveva raggiunto a Castelbuono, fra i monti sopra Cefalù, Gioacchino Genchi, oggi ben noto penalista, un tempo poliziotto, investigatore cresciuto accanto a Giovanni Falcone, via via diventato tanto esperto di intercettazioni da essere soprannomina to, suo malgrado, «Interceptor».
 
Accettata la difesa, stavolta è stato l’ex vicequestore, anni fa ingiustamente allontanato dalla polizia e poi reintegrato, a volare nelle Marche per il secondo incontro con l’imputato eccellente di Pesaro. Due frenetici giorni conclusi ieri pomeriggio con il ritorno a casa nel paese di villeggiatura.
 
Affaticato, ma soddisfatto dalla scelta sottoscritta dall’ex coordinatore Eventi per il Comune guidato fino all’anno scorso proprio da Ricci: «Santini è stato usato prima, durante e dopo. Indicato come agnello sacrificale di vicende assolutamente banali dove ha agito andando dietro a qualche potente fulminato da allucinazione da potere, da un sindaco che prometteva mari e monti in cambio di 1.200 euro al mese. Sempre a disposizione. Anche per la preparazione e la presentazione del suo libro». Ma con tanti rimborsi spese, si legge nelle cronache. «Tutti da valutare. Dovrebbe trattarsi di poche centinaia di euro. Ma confermano la allegra gestione ancora in auge presso qualche pubblica amministrazione».
 
Ed è questa disinvoltura propria di burocrati e politici in carriera che potrebbe essere confermata dalla decrittazione dei messaggi tra Santini e gli altri coindagati «nella piattaforma WhatsApp business». Come chiesto da Genchi, stavolta con una memoria che è un suggerimento ai magistrati: «Chiedete al Parlamento europeo la prescritta autorizzazione».
 
Lui sa come funziona. E conosce le nuove regole che forse un tempo erano ignorate da quegli 007 impegnati a curiosare fra le «vite degli altri». Materia estranea a Genchi, come l’ex poliziotto assicurava anche a chi non gli credeva: «Io non intercetto, ma confronto tabulati, ricostruisco posizioni…».
 
Ne parlò una volta anche con Marco Pannella durante una diretta su Radio radicale con il compianto Massimo Bordin. Ma quella volta gli scappò una curiosa ammissione, rivolto al leader radicale: «Ho visto che lei si paga il suo telefono». Con Pannella sbalordito: «Che ne sai tu?». E Genchi: «Incrociando i tabulati mi sono trovato anche davanti alla sua utenza e veniva fuori che lei pagava il telefono». Pannella smarrito: «Io dunque pago…». E Genchi,rassicurante: «La mia stima in lei era grande ed è aumentata».
 
Qualcosa di simile accadde anche quando accettò di scalare il palco del Mariott, al congresso nel maestoso albergone di Fiumicino dove Antonio Di Pietro proponeva per i tangentisti il passaggio da «Mani pulite» a «Mani tagliate» e Genchi, come raccontò Luca Telese, si rivolse all’ex sindaco di Palermo, Orlando: «Luca! Mi hanno fatto indagare su di te per cinque anni! E non ho trovato nulla, nulla!».
 
E su Ricci? «Vicende banali. Sembra prevalere l’allucinazione di chi punta al ritorno mediatico delle iniziative, da fare comunque subito, anche per un fine nobile che però non annulla il reato».