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“Boccassini era con chi depistò. Mi attacca solo per assolversi”

L’ex consulente tirato in ballo dall’ex pm: “Il pentito Scarantino fu accreditato grazie alla sua collaborazione con La Barbera”

il Fatto Quotidiano - 21 febbraio 2020 - di Giuseppe Lo Bianco
Gioacchino Genchi

Avvocato Genchi, Ilda Boccassini nei suoi confronti va giù duro, la definisce una persona “pericolosa per le istituzioni perché aveva creato un archivio di dati pazzesco”. Secondo la pm milanese lei vedeva “complotti e depistaggi ovunque”. A parte il fatto, piuttosto ovvio, che dopo 27 anni le indagini le hanno dato ragione, il depistaggio di via D’Amelio è ormai un fatto acclarato, lei come replica?

Piuttosto che infangare l’onorabilità di persone per bene, Ilda Boccassini farebbe bene a riflettere sul suo passato e chiedere scusa alle istituzioni per i suoi errori se non altro per rispetto di Giovanni Falcone del quale sosteneva di essere amica anche se, invero, nei tabulati dei suoi cellulari non ho trovato nemmeno il frammento di una sola telefonata con lei dai primi mesi del 1990 fino al 23 maggio del 1992.

 
Ilda Boccassini

Boccassini sostiene di avere contribuito a esautorarla dalle indagini: “Non mi piaceva il suo modo di lavorare, così fu allontanato –ha detto –Tinebra non voleva perdere la mia capacità lavorativa, quindi da quel momento Genchi non si è più occupato di stragi”.

Guardi, io non sono mai stato cacciato dal gruppo “Falcone Borsellino” e c’è una lettera che lo dimostra, inviata da Boccassini e Sajeva dopo che Arnaldo La Barbera aveva diffuso la voce che avevo abbandonato le indagini per “motivi di sicurezza”. Nella lettera i due pm comunicano a Tinebra di essere “sorpresi ” della mia decisione, perché avevo mostrato di essere “ben consapevole dell’onere e dei rischi dell’indagine”. In realtà io sono andato via per non avere voluto partecipare ai depistaggi delle indagini che La Barbera sia apprestava a compiere e che ha potuto portare alle estreme conseguenze solo grazie allo stretto rapporto che in quel periodo ha intrattenuto con Ilda Boccassini. Rapporto che ha imposto anche agli altri magistrati della Procura di Caltanissetta che a lei sono subentrati e che non hanno potuto fare a meno che continuare ad avvalersi di La Barbera che lei e solo lei aveva accreditato fino al punto da renderlo insostituibile nelle indagini di tutte e due le stragi.

 
Arnaldo La Barbera

E questo rapporto di fiducia con La Barbera che conseguenze ha avuto, secondo lei, per le indagini?

Ilda Boccassini a distanza di quasi un trentennio da quegli eventi non si rende ancora conto di essere stata – probabilmente senza volerlo – la prima vera responsabile dei depistaggi delle indagini sulle stragi che grazie a lei Arnaldo La Barbera ed altri, sopra e sotto di lui, hanno potuto compiere.

 
Vincenzo Scarantino

È un’accusa grave. Cosa glielo fa pensare?

La sua repentina fuga da Caltanissetta dopo avere contribuito ad accreditare il falso pentito Vincenzo Scarantino, il suo passaggio dalla Procura di Palermo e il ritorno a Milano, ne sono una conferma. E poi c’è un episodio personale.

 
Giovanni Falcone

Si riferisce alla pista americana?

Esattamente: quand’era pm a Caltanissetta, dopo avermi richiesto ed autorizzato ad analizzare i computer e i dispositivi informatici di Giovanni Falcone, oltre che ad acquisire i tabulati delle sue utenze cellulari, non mi ha consentito di verificare dalle sue carte di credito l’effettiva trasferta in America alla fine di aprile del 1992, che Falcone aveva scrupolosamente annotato nel suo data bank Casio, che delle manine di Stato su cui la Boccassini non volle mai indagare avevano provveduto a cancellare.