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«Ha un archivio segreto». Nuove accuse al pm

Il Guardasigilli invia un altro fascicolo contro de Magistris al Csm: troppe fughe di notizie. Il ministro parla di «disinvolto rapporto con la stampa»

Corriere della Sera - 6 ottobre 2007 - di Dino Martirano

IL 5 ottobre 2007 Clemente Mastella ha tenuto una conferenza stampa dedicata al «clima di linciaggio» a cui il ministro della Giustizia e segretario politico dell’Udeur sarebbe stato esposto dopo le trasmissioni televisive della Rai Ballarò e Anno Zero e alcune campagne di stampa. Il guardasigilli ha lanciato molte accuse al pm Luigi de Magistris, al suo consulente Gioacchino Genchi e ai giornalisti sulla fuga di notizie dell’inchiesta “Why Not”. Qui l’audio della conferenza stampa effettuato da Radio Radicale. Qui invece il pdf del servizio pubblicato dal Corriere della Sera con un’intervista a Gioacchino Genchi che si riporta di seguito. 

 

ROMA — Le nuove contestazioni disciplinari mosse dal ministro Clemente Mastella nei confronti di Luigi de Magistris riguardano anche «un armadio blindato» in uso al pm di Potenza. Si tratta di uno schedario segreto utilizzato «senza alcun crisma d’ufficialità e nella sostanziale disponibilità privata del P. M.»: un nascondiglio all’interno del quale il magistrato ha conservato un «provvedimento abnorme» che attestava l’iscrizione nel registro delle notizie di reato del generale della Finanza Walter Cretella e del senatore di Forza Italia Giancarlo Pittelli. In questo modo, de Magistris «eludeva l’obbligo di immediata iscrizione nel registro delle notizie di reato», producendo un atto «privo di qualsiasi attestazione di deposito e di altro connotato che conferisse certezza alla data».

È un episodio risalente al mese di gennaio del 2007, e relativo all’inchiesta «Poseidone », che agli occhi del Guardasigilli rappresenta una violazione grave «per negligenza inescusabile» del codice di procedura penale: una scorrettezza, con «lesione dei diritti delle persone cui è attribuito il reato ». Inoltre, «si aggiunga che per la qualità del senatore Pittelli, la segretazione non poteva essere funzionale al compimento di atti a sorpresa, in quanto non consentiti… ».

È questo dunque uno dei 4 «comportamenti gravemente scorretti» descritti nel supplemento di incolpazione per de Magistris. Carte con altre accuse che il ministro ha inviato all’ultimo minuto alla Procura generale e al Csm in vista del «processo» previsto per lunedì prossimo. Tra due giorni infatti, ma ormai è scontato un rinvio, il pm de Magistris e il procuratore capo di Catanzaro, Mariano Lombardi, dovrebbero comparire davanti alla sezione dei disciplinare.

Gli ispettori ministeriali hanno terminato di scandagliare i fascicoli delle inchieste «Toghe lucane» e «Poseidone ». L’ispezione è dunque proseguita sui faldoni dell’indagine denominata «Why not?» nella quale figura tra gli indagati (per abuso d’ufficio) anche il presidente del Consiglio: anche in questo caso de Magistris «rendeva possibili ripetute e incontrollabili fughe di notizie». Mastella sottolinea che l’iscrizione di Romano Prodi nel registro degli indagati è del 13 luglio 2007 e che la notizia veniva diffusa lo stesso giorno attraverso il sito web di Panorama. Stesso discorso per l’indagato Luigi Bisignani (per i reati previsti dalla legge Anselmi sulle associazioni segrete) che il 3 luglio veniva interpellato da un giornalista sull’avviso di garanzia ricevuto mentre l’atto gli fu notificato solo il 5 luglio.

A de Magistris, poi, viene contestato di aver inviato per e-mail l’8 giugno 2007 l’intero decreto di perquisizione emesso nei confronti del procuratore generale di Potenza, Vincenzo Tufano, al capitano dell’Arma Pasquale Zaccheo («Non delegato allo svolgimento delle indagini»), il quale l’avrebbe inoltrato a Carlo Vulpio del «Corriere della Sera» che si occupava già allora dell’inchiesta «Toghe lucane». Da questa accusa, che giudica del tutto infondata, il giornalista del «Corriere» si difende e fa osservare che il provvedimento di de Magistris fu eseguito il 7 giugno, che lo stesso giorno ne diede notizia l’Ansa e che il giorno successivo, l’8 giugno, appunto, l’atto era già nella disponibilità delle parti. Praticamente pubblico.

Per il ministro, tutti questi episodi addebitati a de Magistris sono «indicativi di un disinvolto rapporto con la stampa del tutto disattento ai profili di riservatezza delle attività di indagine preliminare…». E per questo chiede al procuratore generale della Cassazione di avviare una nuova azione disciplinare contro il pm di Catanzaro. Fin qui il testo dell’incolpazione. Tuttavia, dopo la conferenza stampa in cui il Mastella leader politico ha lanciato molte accuse — al magistrato, al suo consulente Gioacchino Genchi, ai giornalisti — la sua posizione di Guardasigilli si fa più delicata. Il ministro ha detto che de Magistris in tv suona come un’intimidazione al Csm. Però, a Palazzo dei Marescialli, i consiglieri laici e togati dicono di non sentirsi affatto intimiditi.
 

Il consulente «milionario»: «Per la verità servono risorse»

ROMA — «Spero che gli attacchi del ministro Mastella sul mio lavoro non si riferiscano alle inchieste sugli omicidi e sulle stragi calabresi di cui mi occupo con lo stesso impegno e gli stessi strumenti di analisi approntati per le indagini che svolgo per de Magistris». Il consulente Gioacchino Genchi reagisce duro alle accuse del Guardasigilli sull’ammontare dei compensi percepiti per le sue consulenze.

Mastella dice che chiederà ad Amato chiarimenti anche sulla sua aspettativa?

«Io ho rinunciato allo stipendio e a una florida carriera non per una mera speculazione come fa qualcuno che percepirebbe la pensione di giornalista avendolo fatto solo per poche settimane».

E i milioni di euro percepiti?

«Se il ministro leggesse qualche sentenza dove questa attività viene utilizzata e valorizzata si renderebbe facilmente conto di quali sono le risorse e le energie che occorrono per arrivare alla verità».