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Spuntano 54 telefonate del Sisde al cellulare “segreto” di Cuffaro

Sul "caso talpe" depone l'esperto che ha spulciato 62 mila chiamate e oltre cento sim card: una è intestata a una donna inesistente

Repubblica - 23 novembre 2005 - di Alessandra Ziniti

Cinquantaquattro chiamate in un anno e mezzo. Uomini dell’ufficio del Sisde di via Notarbartolo chiamavano il presidente della Regione a un’utenza «riservata», un cellulare intestato al neo pentito di Villabate Francesco Campanella, ma nella disponibilità di Cuffaro. Che di telefoni, negli ultimi cinque anni, ne ha usato più di un centinaio, molti ufficiali, altri di parenti e collaboratori, uno persino di una donna fantasma, risultata inesistente all’anagrafe italiana. Facendo letteralmente impazzire l’esperto informatico della Procura, Gioacchino Genchi, che con un lavoro certosino di analisi di dati di traffico, di comparazioni e di posizionamento delle celle dei ripetitori telefonici, è riuscito, seppur sommariamente, a ricostruire i contatti telefonici del presidente. Avendo anche, come formidabile supporto, l’agenda e le rubriche dei cellulari sequestrati a Mimmo Miceli al momento dell’arresto. E’ proprio nell’agenda criptata trovata nel computer di Miceli che gli investigatori trovano il numero della sim card intestata a Francesco Campanella sotto la voce “Giovanni Antinoro, segretario Totò”. Una sim card, racconta il consulente della Procura, che viene inserita in 31 cellulari diversi e per la quale sono stati monitorati oltre 62 mila contatti in due anni. Una utenza che – dice Gioacchino Genchi, chiamato ieri dai pm Maurizio de Lucia e Nino Di Matteo a deporre davanti alla corte del processo alle talpe – «cammina fianco a fianco con gli sposta menti di Cuffaro in giro per l’Italia e all’estero. Una sorta di centralino mobile ricevente». Un telefono utilizzato quasi esclusivamente per ricevere, 60 mila chiamate in entrata registrate, solo 2000 in uscita. E tra quelle in entrata, il dato inedito è proprio quello dei 52 contatti con l’ufficio del Sisde di via Notarbartolo 4. Ma Cuffaro si è sempre difeso dall’accusa di aver rivelato notizie segrete dicendo di non essere mai stato in possesso di informazioni riservate. Tre utenze, quelle del Sisde, che tra il novembre 2001 e maggio 2003 chiamano il presidente, ma anche Antonio Borzacchelli e il maresciallo del Ros Giorgio Riolo. Rilanciando dunque l’ipotesi, abbandonata dalle indagini strada facendo, che i servizi segreti possano non essere estranei alla intricata vicenda delle talpe che porterà poi a novembre del 2003 alla scoperta delle rete riservata di telefonini e informatori dell’ingegnere Michele Aiello. Nella girandola di telefoni che viene attribuita a Cuffaro fa la sua comparsa anche un cellulare intestato a una donna di Bagheria, tale Maddalena Carollo. Il primo a chiamarlo è il maresciallo Giorgio Riolo, ma il numero torna spesso e gli inquirenti lo trovano poi annotato in una rubrica di Borzacchelli con su scritto “Cuff”. Gli accertamenti rivelano che la signora Maddalena Carollo non esiste e che le prime telefonate fatte dal suo cellulare sono a Miceli e a casa Cuffaro. Dati che non sembrano preoccupare più di tanto la difesa di Cuffaro. Rispondendo a una domanda dell’avvocato Nino Caleca, il consulente Genchi è categorico: «In 20 anni non ho mai trovato il numero di Cuffaro nell’agenda di nessun mafioso». Intanto, a finire nei guai per aver cercato di «assicurare a Cuffaro l’impunità di altri reati commessi» è l’ex sindaco di Monreale Salvino Caputo. La sua testimonianza al processo è stata considerata falsa dai pm che gli hanno già fatto notificare l’avviso di conclusione delle indagini.