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Si sgonfia la bufala dell’“archivio Genchi”

L'esperto di intercettazioni che inguaiò politici e pm "non commise illeciti"

il Giornale - 18 gennaio 2022 - di Massimo Malpica


 
L’archivio costruito da Gioacchino Genchi nella sua attività di consulente per tante procure? Secondo il garante della privacy rappresentava una sfilza di violazioni nella raccolta, conservazione uso di quei dati, tanto da sanzionarlo, a marzo 2016, per 192mila euro. Ma prima un giudice di Palermo, a luglio 2019, e ieri la Cassazione hanno annullato quella decisione, stabilendo la liceità dell’archivio informatico dell’ex poliziotto, che oggi dopo essere stato reintegrato in servizio e aver scelto di prepensionarsi – fa l’avvocato.
 
Proprio Genchi, dopo la conferma arrivata ieri dalla prima sezione civile della Suprema corte, esulta: «Si chiude il suo commento – una vicenda fondata sulla bufala dell’archivio con cui hanno cercato di farmi fuori, tra Palermo e Catanzaro, con l’indagine Why not, dove ero impegnato nelle indagini più importanti che c’erano in quel momento».
 
Insomma, il modo in cui l’ex superconsulente di De Magistris e di altri pm aveva trattato i dati delle indagini e dei processi ai quali collaborava era corretto. Con buona pace, tra gli altri, dell’ex viceprocuratore nazionale antimafia Alberto Cisterna, del quale Genchi – mentre lavorava come consulente per De Magistris alle inchieste Why Not e Poseidone – aveva rintracciato i rapporti con Luciano, uno dei figli del boss della ndrangheta Giuseppe Lo Giudice (vicenda al centro del libro Il Caso Genchi di Edoardo Montolli). Cisterna aveva omesso di informare di questi contatti il suo superiore dell’epoca, Piero Grasso, e anche se l’inchiesta penale si era conclusa con un proscioglimento, il Csm lo aveva trasferito d’ufficio, e la toga aveva presentato un esposto al Garante per la privacy contro Genchi.
 
Ma per la Cassazione non c’è alcuna prova che il superconsulente avesse «trattato i dati in suo possesso per finalità estranee a quelle di giustizia, in ragione delle quali ne era avvenuta l’acquisizione», e dunque Genchi non ha commesso «nessun illecito».
 
Ora l’ex poliziotto si toglie sassolini dalle scarpe e legge la sua odissea come «un disegno per farmi fuori», ribadendo appunto di essere stato in prima linea in indagini molto calde, comprese quelle sulle morti di Falcone e Borsellino: «Hanno preso a pretesto la vicenda di Catanzaro che, peraltro, era la meno importante di tutte e mi hanno fatto fuori», spiega all’Adnkronos Genchi.
 
A sua difesa si schiera anche l’ex pm ed ex sindaco di Napoli De Magistris, che plaude alla pronuncia della Cassazione che «indirettamente conferma anche la bontà della scelta che feci nel 2006 nominandolo consulente» e ricorda il suo stupore per le «notizie che facevano girare», ossia che «noi avevamo intercettato l’universo mondo, dalle cariche istituzionali più elevate ad altri, quando invece non c’erano quasi intercettazioni». E la decisione della prima sezione di ieri conclude l’ex pm conferma anche «quanto quelle indagini erano doverose e che non c’era nessun elemento né strumentale né illecito».