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Processo Mannino: Di Pisa, GdF mi parlò di una telefonata

Ansa - 9 gennaio 2001 - di Redazione

image002PALERMO – Una tangente che sarebbe stata destinata nel 1987 a Calogero Mannino, l’ex ministro DC sotto processo per concorso in associazione mafiosa, sarebbe stata scoperta dalla Guardia di Finanza. Se ne accennò in una telefonata intercettata durante indagini sulla Sitas, la struttura alberghiera di Sciacca (Agrigento).

Calogero ManninoL’ha detto oggi in tribunale il sostituto procuratore generale Alberto Di Pisa, deponendo come teste nel processo. Il magistrato, rispondendo alle domande del pm Teresa Principato, ha spiegato che gliene riferirono due ufficiali della Guardia di Finanza, i quali aggiunsero che la procura, informata del fatto, non approfondì allora la vicenda. Gli ufficiali, ha ricordato Di Pisa, si lamentarono con lui, allora sostituto procuratore, del fatto che il suo ufficio non aveva rivolto alcun interesse alla conversazione telefonica avvenuta fra l’avvocato Vito Guarrasi (morto due anni fa) e l’imprenditore Mario Rossetto, nella quale si sarebbe fatto cenno a somme di denaro destinate a Mannino. ”Non ho seguito quell’indagine – ha detto Di Pisa – per cui non posso sindacare l’operato dei miei colleghi”. Il difensore di Mannino, l’avv. Loredana Fiumara, ha sottolineato però che l’inchiesta sulla Sitas, successivamente aperta, che ha coinvolto anche l’ex ministro, si è conclusa tre anni fa con l’archiviazione della posizione del politico.

Di Pisa ha poi detto di aver interrogato l’ex ministro dopo l’omicidio dell’ex sindaco di Palermo Giuseppe Insalaco. Mannino fu citato dai magistrati come persona informata sui fatti perché il suo nome era scritto con altri in un diario di Insalaco. ”Volevo capire in quali rapporti – ha detto in aula Di Pisa – fosse Mannino con l’ex sindaco. Lui in quell’occasione mi spiegò che Insalaco voleva rientrare in politica”.

Screenshot 2019-04-13 14.31.44E’ stato quindi sentito come teste dell’accusa il vice questore Gioacchino Genchi, consulente della procura. Il funzionario di polizia ha parlato di due telefonate ricevute dall’utenza intestata a Calogero Mannino, l’11 giugno del 1990, nella sua abitazione di Palermo, che partivano da un telefono cellulare intestato alla società Autoteam srl, di cui era titolare Angelo Siino. Secondo il consulente il cellulare era in uso all’allora ”ministro dei lavori pubblici di Riina” e da tempo collaboratore di giustizia. Dallo stesso apparecchio Siino nei giorni precedenti avrebbe chiamato due volte telefoni installati sulle automobili del boss di San Giuseppe Jato Giovanni Brusca.

Genchi, ricordando le chiamate a Mannino, ha parlato di una telefonata di circa due minuti e di una seconda la cui durata non è stato possibile accertare. (ANSA)