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“Il principe vicino a Bagarella nel ’94 telefonò ad Arcore”

Al processo Dell'Utri polemica sulle intercettazioni telefoniche

Repubblica - 19 febbraio 2002 - di Salvo Palazzolo

PALERMO — Una telefonata ad Arcore, alla villa di Silvio Berlusconi, è l’ultimo retroscena sugli appetiti politici di Cosa nostra. A chiamare, il 4 febbraio del ’94, fu il principe Domenico Napoleone Orsini, uno dei protagonisti delle leghe del Sud, su cui il boss Leoluca Bagarella contava tanto, e faceva chiamare spesso da un suo emissario. Il processo Dell’Utri s’infiamma con la deposizione dell’esperto informatico della Procura, il vicequestore Gioacchino Genchi, che ha passato al setaccio una montagna di tabulati, fra cui c’è l’intero traffico in entrata sui centralini Fininvest, tra il ‘93 e il ‘97 — 600 mila telefonate — e altri contatti ancora. «Quel giorno di febbraio, alle 15.55, Orsini chiama al cellulare Tullio Cannella, uomo di Bagarella. Lo richiama alle 16.14 nella sede di Sicilia Libera, a Palermo»: inizia così la deposizione in aula di Genchi, che risponde alle domande dei pubblici ministeri Domenico Gozzo e Antonio Ingroia. «Alle 18.43, Orsini chiama Silvio Berlusconi ad Arcore. Quindi, Dell’Utri». Cannella, dopo il suo arresto, ha poi deciso di collaborare con la giustizia, ha spiegato che quelli erano i giorni in cui Cosa nostra abbandonava il suo sogno di realizzare un movimento proprio, “Sicilia Libera”, e decideva di far confluire il proprio sostegno elettorale a Forza Italia. La Procura di Palermo ritiene che quelle telefonate del principe Orsini, in un frenetico giro di contatti con Marcello Dell’Utri, Vittorio Sgarbi e Cesare Previti, fossero dirette ad ottenere nelle liste azzurre in Sicilia la presenza di candidati graditi ai boss. Gli avvocati di Dell’Utri incalzano: al consulente della Procura chiedono se abbia controllato anche i tabulati telefonici di Silvio Berlusconi. Genchi risponde: «Non posso violare il segreto istruttorio». Dell’Utri propone ai giudici della seconda sezione del tribunale di Palermo la sua linea di difesa: «Io non parlavo certo con tutte le persone che chiamavano. Ero oggetto di centinaia di telefonate e di richieste da parte di persone che volevano parlare con me, ma che io non ho incontrato».