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MAFIA: INDAGINI SU TELEFONI A PALAZZO DI GIUSTIZIA

Ansa - 7 agosto 1989 - di Redazione

PALERMO – Il capo della squadra mobile Arnaldo La Barbera ha consegnato al procuratore della Repubblica Salvatore Curti Giardina un primo rapporto sugli accertamenti svolti a partire dall’ufficio del dottor Falcone per accertare l’eventuale presenza di apparecchiature di intercettazione telefonica. Il funzionario non ha voluto fare dichiarazioni sul contenuto degli atti consegnati al magistrato. Il dottor Falcone, interrogato in proposito, ha osservato che: ”la presenza di cavi anomali nell’ufficio non è stata smentita”. Ha però aggiunto ”non so nulla di concreto, perché in questi giorni sono stato fuori”. Per un altro giudice del pool antimafia, Leonardo Guarnotta, la vicenda: ”è un fatto molto inquietante, gravissimo”. Il questore Ferdinando Masone ha affermato che ”non vi sono ancora prove di avvenute intercettazioni” ma ha aggiunto ”le condizioni ottimali per farle c’erano tutte”. Il presidente della Corte d’appello Carmelo Conti ha osservato che ”fino a quando non ci dicono che cosa hanno scoperto siamo autorizzati a pensare ad un filo vecchio, messo lì magari da un artigiano poco bravo o poco pratico”.

L’indagine della polizia ha avuto però un risvolto interno al Palazzo di giustizia. Il consigliere Antonio Meli ha chiesto oggi formalmente ai capi degli uffici chi abbia autorizzato, a sua insaputa, indagini di polizia giudiziaria nei locali della sezione istruttoria del tribunale. Meli ha aggiunto di non avere informato il Csm della vicenda. Sulla presa di posizione di Meli il presidente Carmelo Conti ha osservato: ”Così come Meli anch’io e gli altri capi degli uffici abbiamo appreso dei controlli dai giornali. Allora ho disposto le prime verifiche che sono ancora in corso. Ma senza bisogno di fare dichiarazioni pubbliche o di vergognarmi di essere magistrato”. Conti ha anche espresso l’auspicio che la situazione a Palazzo di giustizia non venga ulteriormente esasperata.

Il questore Fernando Masone ha chiarito che il rapporto presentato alla Procura si compone di una lettera di trasmissione di una relazione tecnica firmata da Gioacchino Genchi, che contiene un censimento di ”tutti i lavori non a regola d’arte” riscontrati durante l’ispezione alle canalette telefoniche controllate. Il questore ha poi aggiunto: ”Tutto potrebbe essere chiarito entro le prossime ore con il concorso di chi ha eseguito gli ultimi lavori a Palazzo di giustizia”.