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Le intercettazioni non si potevano utilizzare e il gip decretò il “non luogo a procedere”. Terminò così nel giugno 2021, la maxi inchiesta della Procura di Termini Imerese sui politici accusati di corruzione elettorale durante il voto comunale e regionale del 2017.

La pm Anna Gallucci, che all’epoca aveva istruito le indagini, alcuni giorni fa a La Verità ha detto di aver ricevuto pressioni dal suo procuratore capo Ambrogio Cartosio e dall’allora procuratore generale Roberto Scarpinato per indagare sulla Lega. Ma l’inchiesta di Gallucci si impantanò a causa di un errore messo in evidenza dall’avvocato Gioacchino Genchi, difensore dell’imputata Maria Bellavia, candidata alle Comunali di Termini Imerese.

Nella memoria firmata, Genchi mette in risalto due cose: le intercettazioni richieste dai pm e autorizzate dal gip per il reato di corruzione elettorale non si potevano configurare contro la Pubblica amministrazione, come recita una sentenza della Suprema Corte. Inoltre, le captazioni provenivano da un altro procedimento già archiviato per reati differenti dalla corruzione elettorale, e per le Sezioni Unite non si potevano usare. La gup Valeria Gioeli nella sua sentenza prese atto degli elementi forniti da Genchi, prosciogliendo i fratelli Mario e Salvino Caputo, il primo candidato alle regionali mentre il secondo era deputato forzista, l’allora assessore regionale al territorio Totò Cordaro, il deputato nazionale della Lega Alessandro Pagano, l’ex governatore Totò Cuffaro, il candidato alle Regionali Alessandro Aricò (FdI), oggi assessore regionale alle infrastrutture.
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