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Falso all’Università Mediterranea: confermata in Appello la condanna per il giudice Alberto Cisterna

C.S.M.: ormai acronimo di “Ciechi, Sordi e Muti”

Comunicato stampa - 29 giugno 2019 - di Gioacchino Genchi

CisternaSolo “il Dispaccio” di oggi dà notizia della conferma della condanna in appello del giudice Alberto Michele Cisterna per i falsi commessi all’Università Mediterranea, per i quali era già stato condannato nel giugno 2017 dal Tribunale di Reggio Calabria alla pena di un anno di reclusione con la sospensione condizionale.

 

Ben oltre le condotte del Dott. Cisterna, che avrà ancora la possibilità di fare ricorso per Cassazione, è grave dovere rilevare come il Consiglio Superiore della Magistratura abbia conferito e mantenuto al Dott. Cisterna le funzioni semi-direttive di Presidente della XIII Sezione Civile del Tribunale che, vedi caso, si occupa proprio di “querele di falso” nelle materie di competenza, fra le quali la responsabilità professionale.

 

Peraltro, quando il C.S.M. ha conferito al Dott. Cisterna l’incarico semi-direttivo giudicante, per effetto della sentenza delle Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione n. 21916/2012 del 20-11-2012, era pure divenuta irrevocabile la misura cautelare del trasferimento d’ufficio ad altre funzioni non requirenti applicata della Sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura con l’ordinanza n. 62 del 17-05-2012.

 

Era pure divenuta definitiva la sanzione disciplinare della censura e il definitivo trasferimento d’ufficio al Tribunale di Tivoli con funzioni non requirenti, comminata al Dott. Cisterna dalla Sezione Disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura con la sentenza n. 38/2015 del 09-04-2015, integralmente confermata dalle Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione con la sentenza n. 24825 del 09-12-2015, per delle gravi violazioni disciplinari commesse dal Dott. Cisterna all’epoca dei fatti in cui ricopriva l’incarico di sostituto procuratore nazionale antimafia (incaricato dall’1 novembre 2004 al 16 settembre 2009, ai sensi dell’art. all’art. 371 bis c.p.p., comma 1 lett. a, delle funzioni di collegamento investigativo con gli uffici del distretto della Corte di Appello di Reggio Calabria) e, poi, procuratore aggiunto della Direzione nazionale antimafia”.

 

Secondo quanto si legge nelle motivazione della sentenza della Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione, il Dott. Cisterna, “nell’esercizio delle sue funzioni, in violazione dei doveri generali di correttezza e di diligenza, e con compromissione del prestigio e della credibilità dell’ordine giudiziario” ha intrattenuto continuativi contatti (di persona, a mezzo corrispondenza telefonica o epistolare, ovvero tramite terze persone) – senza darne notizia al Procuratore nazionale antimafia e senza farne comunque oggetto di segnalazione o di altra iniziativa formale nell’ambito delle attribuzioni di coordinamento investigativo assegnate all’ufficio” e con “ripetuta violazione delle regole di organizzazione e di riparto delle competenze nell’ufficio di appartenenza” – con LO GIUDICE Luciano, asserito confidente, figlio e fratello di esponenti di spicco dell’omonima cosca della ‘ndrangheta calabrese e, a sua volta, coinvolto in indagini sulla criminalità organizzata calabrese”.

 

Con buona pace del C.S.M., un magistrato trasferito d’ufficio e sanzionato per gravi condotte al tempo in cui esercitava le funzioni di Procuratore Aggiunto della Direzione Nazionale Antimafia, condannato per falso alla pena di un anno di reclusione in ben due gradi di giudizio, viene nominato e mantenuto come se nulla fosse nelle funzioni di Presidente di una Sezione Civile del più importante Tribunale di Italia e – ironia della sorte – preposto a decidere le controversie sulle “querele di falso nelle materie di competenza della Sezione” (la XIII Sezione Civile), come si legge nel sito del Tribunale di Roma.

 

Di questo nessun organo di stampa e nessun politico si è scandalizzato, mentre il Dott. Cisterna continua a perseguitare con uno stillicidio di pretestuose iniziative giudiziarie intraprese in varie parti d’Italia (Reggio Calabria, Catanzaro, Perugia, Milano e Palermo) i pubblici ministeri, i giudici, gli investigatori e i consulenti che sono stati chiamati ad occuparsi delle sue vicende.

 

Penso ci sia già abbastanza di cui indignarsi, con buona pace di quel che resta del Consiglio Superiore della Magistratura, che probabilmente anche dopo questa ennesima condanna di Cisterna farà finta di nulla.