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Conto online svuotato, il legale (ex poliziotto) ricostruisce la frode

Venezia, l’avvocato Genchi assiste un trevigiano a cui sono stati rubati 51.000 euro con un finto sms della banca. IN TRE GIORNI 16 GIROCONTI E BONIFICI: «PIATTAFORMA CON GRAVI VULNERABILITÀ»

il Gazzettino - 18 agosto 2025 - di Angela Pederiva

CHI È. Quando “Interceptor” lavorava con Falcone. Gioacchino Genchi, 65 anni il prossimo 22 agosto, è un avvocato siciliano, ex informatico e poliziotto. Come investigatore è cresciuto accanto al giudice Giovanni Falcone. Chiamato suo malgrado “Interceptor”, è noto per le sue competenze nel campo digitale, soprattutto per l’analisi di tabulati telefonici e banche-dati, che gli sono costate accuse e polemiche. La sua destituzione dal servizio è stata annullata dopo varie assoluzioni.

 
VENEZIA In questi giorni ha fatto notizia come legale di Massimiliano Santini, l’ex collaboratore e ora accusatore del dem Matteo Ricci, candidato governatore delle Marche. Come prima mossa nell’ambito dell’inchiesta Affidopoli, il difensore Gioacchino Genchi ha puntato subito sul cellulare del suo cliente, chiedendo alla Procura di Pesaro di poter recuperare e utilizzare le chat su WhatsApp. Non a caso era soprannominato sui malgrado “Interceptor” l’attuale penalista, ma un tempo poliziotto, cresciuto come investigatore accanto al giudice Giovanni Falcone. Una propensione al digitale che l’avvocato sta mostrando anche nelle indagini difensive su una vicenda ambientata in Veneto, in cui assiste un trevigiano che ha denunciato alla Procura distrettuale di Venezia di aver subìto una frode informatica da 51.645 euro.
 
LE MOVIMENTAZIONI

Nella sua corposa querela, Genchi ha ricostruito dettagliatamente 16 movimentazioni fraudolente, avvenute a maggio nell’arco di appena tre giorni attraverso l’home banking. Secondo l’atto, si sarebbe trattato di un caso di “phishing” come tanti, appesantito però «da gravi vulnerabilità nei sistemi di sicurezza informatica della piattaforma», motivo per cui è stata inviata una segnalazione anche alla Banca d’Italia. Il correntista ha spiegato di aver ricevuto sul proprio cellulare, la cui utenza telefonica è associata all’operatività online del conto corrente, «un sms che in modo assai veritiero lo avvisava circa la realizzazione di un’operazione di pagamento», pari a 1.638 euro, invitandolo a chiamare un asserito numero anti-truffa nel caso in cui avesse voluto disconoscere l’esborso. L’uomo, «in assoluta buona fede», ha telefonato a quel servizio, «salvo riattaccare immediatamente dopo aver ascoltato» una voce preregistrata. «Ciò nonostante, verosimilmente questi pochissimi istanti sono stati sufficienti per hackerare il proprio smartphone, o quantomeno consentire ai malviventi di poter sottrarre i codici al correntista attraverso tecniche fraudolente e quindi di accedere unilateralmente presso il suo c/c, anche per via delle scarsissime misure di sicurezza», ha precisato il legale.
 
LE INADEMPIENZE

Da storico segugio qual è, Genchi ha rintracciato il percorso compiuto dalla complessa serie di giroconti e bonifici, individuando pure Iban e intestazione di una presunta beneficiaria (o prestanome), su cui ha chiesto alla Procura di disporre indagini e sequestri, escludendo «nella maniera più assoluta qualsivoglia cessione – anche solo temporanea – delle credenziali di sicurezza» da parte della vittima, così come «un malfunzionamento della propria linea telefonica associata al numero di cellulare certificato». Inoltre l’avvocato ha segnalato il caso a Bankitalia, ravvisando inadempienze in capo all’istituto di credito, accusato di aver «omesso qualsiasi presidio tecnico o assistenza attiva, nonostante le plurime e immediate segnalazioni di allarme» da parte del suo assistito, per il quale «è stato letteralmente impossibile mettersi in contatto con il servizio clienti». Per questo il legale ha suggerito agli inquirenti lagunari di sequestrare pure «tutte le log» della banca riguardanti le movimentazioni truffaldine, «con l’individuazione della data e dell’ora e l’identificazione dell’Ip operante». Un gergo che “Interceptor” conosce alla perfezione: per pagarsi l’università, faceva l’informatico.