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Affidopoli, le indagini si allungano. Altri avvisi di garanzia all’orizzonte

Inchiesta complessa per l’elevato numero di persone coinvolte. La procura chiede proroga di sei mesi

il Resto del Carlino - Pesaro - 13 aprile 2026 - di Antonella Marchionni

Massimiliano Santini con il suo avvocato Gioacchino Genchi dopo l’interrogatorio in Guardia di Finanza (fotoToni)

 
Su Affidopoli la Procura allunga i tempi e chiede una proroga per altri 6 mesi di indagini. Si profila, inoltre, l’ipotesi dell’iscrizione di nuovi indagati nel fascicolo della Procura. Il termine di 18 mesi come durata massima per le indagini preliminari è infatti già scaduto o sta per scadere per almeno 3 dei 25 indagati di cui attualmente si conosce l’iscrizione nel fascicolo della Procura: il 2 aprile per Loris Pascucci, funzionario comunale dei Lavori Pubblici, il 7 aprile per Massimiliano Santini, ex braccio destro “creativo” di Matteo Ricci durante gli anni della sua giunta e il 24 aprile per Stefano Esposto, presidente delle associazioni culturali Opera maestra e Stella Polare, figura chiave nel giro di presunti affidamenti illeciti da parte del Comune.
 
Esposto, durante l’interrogatorio del luglio 2025, si era avvalso della facoltà di non rispondere e da allora non ha mai aperto bocca di fronte agli inquirenti. Ed è proprio per loro che la sostituta procuratrice Maria Letizia Fucci (nella foto in alto) ha avanzato richiesta di proroga in base a quanto previsto dall’articolo 407 del codice di procedura penale, che consente di estendere i tempi nei casi più complessi. In particolare, questa facoltà è data per “notizie di reato che rendono particolarmente complesse le investigazioni per la molteplicità di fatti tra loro collegati ovvero per l’elevato numero di persone sottoposte alle indagini o di persone offese”. Sei mesi in più, ma non necessariamente tutti da utilizzare. La proroga rappresenta un limite massimo: l’inchiesta potrebbe chiudersi anche prima, se il quadro sarà ritenuto completo.
 
Intanto gli approfondimenti della Squadra mobile della polizia e della Guardia di Finanza sono andati avanti anche dopo l’ultimo interrogatorio di Massimiliano Santini, a gennaio, durato sei ore. Un confronto che aveva già lasciato intravedere un possibile allargamento del fronte investigativo: le domande poste a Santini dagli inquirenti, infatti, avrebbero riguardato anche persone e ruoli che, allo stato, non risultavano formalmente indagati e che non comparivano negli atti. Uno scenario che apriva alla possibilità concreta di un ampliamento del numero dei soggetti coinvolti. E in questi mesi quelle dichiarazioni, insieme alle circostanze emerse durante l’interrogatorio, sono state vagliate dagli inquirenti, con l’acquisizione di nuovi elementi e riscontri. Le sei ore di gennaio si aggiungono alle undici già sostenute ad agosto: diciassette complessive.
 
È Santini la persona che ha parlato più di tutte con i magistrati. Dopo una prima fase di silenzio, ha cambiato avvocato (incaricando il penalista siciliano Gioacchino Genchi) e ha scelto di rispondere, mettendo a verbale la propria versione dei fatti. Resta poi la questione dei dirigenti comunali, considerati snodi amministrativi all’interno di una catena decisionale più ampia. Non avrebbero tratto vantaggi personali e non risultano destinatari di flussi di denaro, ma avrebbero operato in un contesto segnato da urgenze operative, aspettative e pressioni, che avrebbero inciso sull’attività d’ufficio.