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Santini pronto a vuotare il sacco: «Voglio essere interrogato». E svelerà anche le chat segrete

Inviata una memoria in procura: intende recidere ogni legame con gli altri indagati e raccontare fatti che potrebbero far emergere ulteriori reati. Una svolta che fa rumore

il Resto del Carlino - Pesaro - 8 agosto 2025 - di Antonella Marchionni


 
Massimiliano Santini avvisa la Procura: è pronto a parlare con i magistrati. Si stacca dal gruppo e corre da solo per difendere, questa volta, esclusivamente sé stesso. La svolta arriva da Castelbuono, sulle Madonie, ma dalla Sicilia il terremoto si sente forte e chiaro anche sulla costa adriatica. L’ex braccio destro di Matteo Ricci, indagato chiave nell’inchiesta Affidopoli, cambia strategia, cambia avvocato, e soprattutto cambia tono. E si allontana di oltre mille chilometri da Pesaro per incaricare della sua difesa Gioacchino Genchi, ex poliziotto, consulente nelle inchieste più spinose degli ultimi trent’anni (dalla strage di Capaci all’indagine «Why Not» di Luigi De Magistris), ora avvocato penalista tra Roma e Palermo. Dopo settimane di silenzio (processuale), l’ex uomo di fiducia di Matteo Ricci si dice pronto a parlare. Non con i giornalisti, stavolta, ma con i magistrati.
 
E il cambio di passo è tracciato, nero su bianco, in una memoria trasmessa alla Procura, all’attenzione della pm Maria Letizia Fucci. Il documento contiene un’istanza di interrogatorio volontario. Tre pagine in cui Genchi non si limita a cambiare tono. Cambia il quadro. Per prima cosa Santini revoca il mandato all’avvocata Paola Righetti Saragoni Lunghi. Motivo? Il suo studio assiste anche Stefano Esposto, coindagato di Santini. Un potenziale conflitto, che rischia di condizionare la libertà di difesa. La nuova linea consiste in una strategia autonoma e collaborativa, finalizzata, si legge, a «recidere ogni legame con i propri coindagati ed escludere ogni potenziale condizionamento delle proprie scelte difensive ». Ma l’aspetto più dirompente è nell’intenzione di Massimiliano Santini è quello di non correre il rischio di essere la vittima designata utile a salvaguardare l’ex sindaco e gli altri pubblici ufficiali, politici e burocrati, coindagati con lui. E infatti Santini chiede di essere interrogato. Non solo in relazione «ai fatti e alle circostanze» oggetto dell’avviso di garanzia che gli è stato notificato lo scorso 22 luglio, ma anche con riferimento «a ulteriori fatti e circostanze, anche non esplicitamente contenuti in tale avviso, ma di cui è a conoscenza, e che ritiene utili all’accertamento della verità, anche in relazione a possibili condotte di reato commesse da terzi soggetti (pubblici ufficiali e privati) in concorso con lui».
 
Tradotto: Santini è pronto a raccontare. Anche cose che (forse) non sono ancora emerse e che potrebbero far tremare i polsi a tutti gli altri 23 indagati, Ricci compreso. La memoria, inviata alla Procura con nomina difensiva e istanza di interrogatorio volontario, segnala inoltre un punto tecnico di grande rilevanza: «Si segnala sin d’ora la rilevanza degli accertamenti forensi sullo smartphone Apple iPhone 14 ProMax sottoposto a sequestro, per il recupero delle chat WhatsApp riferibili al profilo dismesso, diverso da quello presente all’atto del sequestro, ma attivato sullo stesso dispositivo. Lo stesso Santini manifesta fin d’ora la propria disponibilità a mettere nuovamente nella disponibilità degli inquirenti il proprio smartphone, al fine di svolgere accertamente più approfonditi e a fornire le credenziali del proprio Apple ID, al fine di agevolare il recupero dei backup iCloud relativi all’account WhatsApp precedentemente cancellato».
 
Un’apertura che sembra significare un giocare d’anticipo, forse per evitare di restare schiacciato tra i pesi massimi dell’inchiesta. Un dato è certo: nella grande partita a scacchi di Affidopoli, da oggi c’è un fante che ha smesso di coprire la pedina del re. E che ora è pronto a giocare per difendere sé stesso.