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Sei ore di interrogatorio. Sei ore che non servono a chiudere, ma a spostare in avanti il confine dell’inchiesta. Perché Affidopoli non sembra affatto arrivata al capolinea. Anzi: dalle domande poste emerge la sensazione che non tutti i nomi siano ancora emersi e che il perimetro possa allargarsi ulteriormente. Con possibili riflessi anche sulla posizione di Matteo Ricci, ex sindaco di Pesaro e oggi eurodeputato del Pd, già coinvolto nell’inchiesta. È durato sei ore l’interrogatorio di Massimiliano Santini, ex collaboratore di Ricci in Comune, ascoltato ieri mattina nella sede della Guardia di Finanza di Pesaro davanti al pubblico ministero Maria Letizia Fucci, titolare del fascicolo. Con lui il suo legale, l’avvocato Gioacchino Genchi. Presenti anche la Squadra Mobile e la Guardia di Finanza. Pochi istanti prima di entrare negli uffici, Santini si è fermato davanti ai cronisti: “Sono disposto a rispondere a tutto nella massima onestà”. Non una frase di circostanza, ma una dichiarazione che anticipa il cambio di passo rispetto al passato.
Quello di ieri, infatti, è stato il terzo interrogatorio di Santini dall’avvio dell’indagine. Nel primo, assistito da un diverso legale, l’indagato aveva deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere. Ad agosto, durante il secondo confronto e ieri mattina invece no. L’audizione si è resa necessaria dopo il deposito di una nuova relazione tecnica legata alle attività forensi su un secondo profilo WhatsApp, analizzato dal consulente della Procura.
All’esterno, prima dell’inizio dell’interrogatorio, Genchi ha commentato l’accertamento tecnico con toni espliciti: “Hanno fatto un ottimo lavoro. Il consulente è stato molto bravo e ha recepito perfettamente le direttive che il pm ha dato, è stato formulato un quesito intelligente, la polizia giudiziaria ha fatto un’attività di analisi e di scrematura principalmente salvaguardando la funzione istituzionale del principale indagato che è parlamentare europeo e quindi ha diritto alle guarentigie che sono stabilite dalla legge. Adesso vedremo quali saranno le determinazioni che il pm adotterà in ordine alle istanze da formulare al Parlamento europeo”.
Al termine, il contenuto dell’interrogatorio è rimasto coperto da segreto istruttorio. “Su che cos’era di preciso oggi l’interrogatorio? Questo non possiamo riferirlo perché l’interrogatorio è stato secretato, ci sono delle indagini in corso. Sono stati dati ulteriori chiarimenti su quanto aveva dichiarato precedentemente, sul contenuto della memoria e sull’esito, che è molto importante, delle attività forensi che sono state svolte dal consulente della Procura, con il recupero delle memorie che noi avevamo sollecitato”.
Dalle dinamiche del confronto emerge però il punto politicamente e giudiziariamente più rilevante: le domande non si sarebbe fermate ai nomi già iscritti. Il focus avrebbe riguardato anche persone e ruoli che non risultano formalmente indagati e che non compaiono negli atti finora notificati. Uno scenario che rende concreta l’ipotesi di nuovi indagati e rafforza l’idea che l’inchiesta non stia stringendo, ma allargando il proprio raggio. In questo quadro, i nuovi elementi investigativi non sembrano destinati ad alleggerire, ma piuttosto a complicare ulteriormente il mosaico, anche per quelle figure già centrali nel fascicolo.

Dal silenzio alla parola, dalla difesa attendista a una strategia di collaborazione piena. È questa la traiettoria che emerge osservando in sequenza gli interrogatori di Massimiliano Santini nell’inchiesta Affidopoli della Procura di Pesaro. Il 28 luglio l’interrogatorio dura meno di trenta minuti. Santini entra in Procura affiancato dall’allora legale, l’avvocata Paola Righetti, e ne esce senza aver risposto a una sola domanda. Una scelta netta: avvalersi della facoltà di non rispondere. È la fase del silenzio, identica a quella tenuta dall’altro indagato chiave Stefano Esposto, presidente delle associazioni Opera Maestra e Stella Polare. Il cambio di passo arriva ad agosto. Cambia difensore ed entra in scena Gioacchino Genchi. Pochi giorni dopo, l’11 agosto, Santini chiede e ottiene un interrogatorio volontario. Stavolta resta davanti ai magistrati undici ore filate. Risponde a tutto, comprese le domande sugli accertamenti informatici sullo smartphone sequestrato. La difesa rinuncia sia alla richiesta di copia del verbale sia alla notifica dell’avviso di deposito, chiedendo espressamente al pubblico ministero la segretazione del verbale e della memoria difensiva depositata. Terzo tempo: 15 gennaio. Ancora un interrogatorio, dalle 10 alle 16.30, con una breve pausa. Sei ore davanti al pubblico ministero Maria Letizia Fucci, con Squadra Mobile e Guardia di Finanza. Anche questa volta Santini risponde, fornisce chiarimenti, integra quanto già detto. La linea è cambiata. Dal silenzio prudente iniziale a una collaborazione progressiva, scandita da interrogatori sempre più lunghi e densi.


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