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L’avvocato Genchi: «Il mio assistito non farà l’agnello sacrificale»

Il nuovo legale dell’ex collaboratore di Ricci detta la linea difensiva. Palermitano, ecco chi è l’uomo che piomba nell’inchiesta pesarese. Ha vissuto in prima linea molte tra le vicende più oscure della storia italiana

il Resto del Carlino - Pesaro - 8 agosto 2025 - di Antonella Marchionni

L’avvocato Gioacchino Genchi, nuovo legale di Massimiliano Santini

 
«Il mio assistito non può fare l’agnello sacrificale di questa vicenda». Punto. Una frase netta, pesante come una pietra, che segna un cambio di rotta nella linea difensiva di Massimiliano Santini. A pronunciarla è Gioacchino Genchi, nuovo avvocato dell’ex uomo di fiducia di Matteo Ricci. E non c’è bisogno di aggiungere altro: il resto, più che parole, sono fatti. O meglio, scelte. Come quella compiuta il 4 agosto alle ore 12,21 quando Genchi, dopo aver incontrato Santini al bar Fiasconaro nella piazza principale di Castelbuono, in provincia di Palermo, ha inviato una Pec alla collega Paola Righetti comunicando la sua nomina da parte di Santini e la contestuale revoca dell’incarico precedentemente affidato. Nel pomeriggio, alle 16,08, Righetti ha rinunciato al mandato. Non un semplice passaggio di consegne, ma una presa di distanza netta da un conflitto: Santini non poteva essere tutelato dallo stesso studio che assiste un coindagato nei confronti del quale potrebbe rendere dichiarazioni importanti e verosimilmente accusatorie.
 
La nuova strategia punta a una «riconvenzionale dichiarativa», una linea limpida, orientata a raccontare la propria versione dei fatti non solo con parole, ma con documenti. Prove informatiche, carte amministrative, elementi di contesto. Il tutto, auspicabilmente, per ottenere i benefici processuali previsti dalla legge. Una mossa che ha il sapore della discontinuità. Santini, finora silente davanti ai magistrati, sembra voler alzare il sipario. Non lo fa ancora in aula, ma inizia a farlo sul piano difensivo. Come dire: se qualcuno sperava nel suo silenzio eterno, dovrà aggiornare le aspettative.
 
E l’uomo incaricato di organizzare questa nuova fase non è un penalista qualsiasi. Gioacchino Genchi è nome noto nelle aule giudiziarie e nei corridoi della memoria collettiva. Nato a Castelbuono, in provincia di Palermo, classe 1960, Genchi ha attraversato da protagonista le vicende più oscure della storia italiana recente: dalle stragi di mafia ai misteri della politica, dal fallito attentato dell’Addaura alla strage di via D’Amelio, collaborando con Giovanni Falcone prima ancora che diventasse leggenda. Poliziotto, informatico, giurista, avvocato. Un curriculum che sembra uscito da un romanzo di Sciascia, ma è tutto vero: laurea con lode, vicequestore aggiunto, docente universitario, consulente tecnico per la magistratura in decine di processi, non ultimo quello, controverso e letale per la sua carriera in divisa, sul caso ‘Why Not’.
 
Fu proprio quell’indagine a scatenare la rappresaglia istituzionale: sospeso, poi destituito dalla Polizia per avere espresso opinioni scomode (e per avere risposto su Facebook a un commento denigratorio nel giorno della festa del papà), Genchi è stato poi riabilitato dalla giustizia amministrativa. Il Tar di Palermo, prima, e il Consiglio di Giustizia Amministrativa, poi, hanno annullato ogni provvedimento disciplinare. Reintegrato in servizio nel 2016, ha chiesto il pensionamento e ha ripreso la toga.
 
Oggi esercita a Roma e Palermo, affiancato da uno staff specializzato in indagini digitali. Nessuna tessera politica, nessun numero neanche nell’elenco telefonico, pare che sia iscritto solo a Slow Food. Gioacchino Genchi non è tracciabile da alcuna parte politica. Il nuovo corso della difesa Santini porta dunque la sua impronta: riservata ma decisa, tecnico-giuridica ma potenzialmente esplosiva. Un cambio di passo e una scelta di campo: Santini ha deciso di non essere il parafulmine di nessuno.