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Camporesi è pronto al ritorno in Italia. “Vuole costituirsi”

Il 50enne riminese è coinvolto nell'inchiesta antimafia 'Pollino': l'assenza di indicazioni da Roma per il rimpatrio lo ha bloccato in un limbo. Il suo avvocato: "Ora si consegnerà alle autorità"

il Resto del Carlino - Rimini - 15 gennaio 2026 - di Antonella Marchionni

Dopo anni di latitanza e un lungo limbo all’estero, il riminese Luciano Camporesi, 50 anni, ha deciso di tornare in Italia e consegnarsi spontaneamente alle autorità. Una scelta che riapre uno dei capitoli più complessi dell’inchiesta antimafia “Pollino”, ancora pendente davanti alla Corte di Appello di Reggio Calabria, ma che mette anche a nudo un cortocircuito istituzionale durato oltre un anno. Camporesi, classe 1975, è imputato nel procedimento della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria ed è rimasto latitante durante le indagini preliminari e l’intero processo di primo grado. Nel corso del giudizio d’appello viene arrestato in Turchia perché trovato in possesso di documenti falsi e successivamente detenuto negli istituti penitenziari turchi per l’espiazione della pena inflittagli da quello Stato. La sua posizione processuale in Italia viene nel frattempo stralciata: l’impossibilità di garantirne la presenza personale porta alla sospensione del processo in attesa dell’estradizione.
 
Ed è qui che la vicenda entra in una zona grigia. Il 5 dicembre 2024 le autorità turche formalizzano il consenso all’estradizione di Camporesi verso l’Italia. Manca solo l’ultimo passaggio: il via libera dello Stato italiano. Ma quel sì non arriva. Il 20 novembre 2025, per l’ordinamento turco, Camporesi ha finito di scontare la sua pena ed è formalmente libero. Ma la libertà resta solo sulla carta. In assenza di indicazioni da Roma, viene sottoposto a “confinamento amministrativo” e trasferito in un centro per migranti irregolari, in attesa di istruzioni dalle autorità italiane. Da oltre 14 mesi Camporesi resta bloccato lì, libero per la Turchia ma impossibilitato a rientrare. Il suo difensore, Gioacchino Genchi, rinnova ancora il 27 novembre scorso la richiesta formale alle autorità italiane. Da Ankara la risposta è sempre la stessa: senza istruzioni da Roma, nulla si muove. È in questo stallo che matura la svolta.
 
Camporesi decide di fare da sé. Appena ottenuto un documento di identità valido dalle autorità consolari, acquisterà personalmente un biglietto aereo e rientrerà in Italia, preferibilmente atterrando a Milano, per costituirsi spontaneamente ed eseguire così l’ordinanza cautelare emessa dal gip di Reggio Calabria nel 2018.
 

 
“Camporesi ha manifestato in modo fermo e inequivoco, la sua volontà di fare rientro in Italia e di consegnarsi spontaneamente alle competenti Autorità – è quanto ha scritto l’avvocato Genchi al presidente della Corte d’Appello e al Procuratore generale presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria – al fine di porre fine allo stato di latitanza e consentire l’esecuzione della ordinanza cautelare. Si tratta di una decisione maturata in piena autonomia, nella consapevolezza dell’importanza di chiarire la propria posizione processuale e di offrire la massima collaborazione all’Autorità giudiziaria italiana. Considerata la necessità di instaurare con l’assistito un adeguato e riservato confronto difensivo in vista dei prossimi interrogatori, si ritiene estremamente opportuno che il signor Camporesi venga inizialmente ospitato presso la Casa di Reclusione di Bollate”.       
 
Una decisione che segna un cambio di passo netto. Non una cattura, non un rimpatrio forzato, ma una consegna volontaria che riporta il processo “Pollino”dentro le aule giudiziarie italiane.